Se riesci a coltivare uno spazio per la nonviolenza nel tuo cuore, allora c'e' speranza per la pace 

Training di formazione per volontari con disponibilità:
- di breve - medio periodo: Rimini, 07-11 Maggio 2007
- di lungo periodo (2 anni): Rimini, 07-25 Maggio 2007

COSA E’ L’OPERAZIONE COLOMBA
In un contesto disumanizzato dalla guerra l’Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa
Giovanni XXIII, è una proposta di speranza che si mette al fianco delle vittime per creare, con azioni nonviolente,
concreti spazi di riconciliazione e di pace.
DOVE SIAMO
Attualmente siamo presenti in Uganda, in Palestina, in Israele ed in Kossovo.
Nord Uganda: la guerra nascosta che ha coinvolto migliaia di bambini soldato;
Kossovo: la guerra dietro casa, tra spiragli di riconciliazione e violenze quotidiane;
Israele e Palestina: la polveriera mediorientale pretesto di guerra ma anche speranza di pace per molti altri conflitti
nel mondo.
LA CONDIVISIONE DIRETTA COME PUNTO DI PARTENZA
Andiamo a vivere con le persone maggiormente colpite dalla violenza del conflitto (poveri, bambini, anziani, donne…)
spogliandoci di quei privilegi che provocano diffidenze e pregiudizi e condividendo con loro la precarietà, le paure e
le sofferenze che ogni guerra inevitabilmente genera. Perché?
UN CONCRETO STRUMENTO DI PACE E DIALOGO
Perché vivendo con le vittime del conflitto, “con e come loro”, e cercando contemporaneamente di dare risposte
concrete alle loro esigenze quotidiane con azioni specifiche, giorno dopo giorno, conquistiamo sul campo quella
fiducia che rende credibile la nostra proposta nonviolenta e concreto il nostro essere strumento di pace al servizio dei
più bisognosi.
E dove riusciamo ad avviare questo cammino di condivisione sui diversi fronti del conflitto diventiamo incredibilmente
ponte di dialogo tra le parti…ed è questo uno dei nostri principali obiettivi.
Per fare tutto ciò cerchiamo, insieme, di fare un cammino personale e di gruppo sulla nonviolenza come modo di
essere.
LA NONVIOLENZA COME UNICA VIA PER LA RICONCILIAZIONE
Il fine non giustifica mai i mezzi, tutt’altro, i mezzi determinano il fine; per questo la nostra è una scelta
imprescindibile per la nonviolenza, l’unica forza attiva in grado di sconfiggere l’ingiustizia senza piantare il seme
dell’odio e della vendetta, ma seminando quello dell’amore e della riconciliazione.
CON LE VITTIME CONTRO LE INGIUSTIZIE
Cerchiamo di essere vicini a tutte le vittime del conflitto, indipendentemente da appartenenza politica, religiosa,
etnica… manteniamo il dialogo aperto sempre con tutte le parti coinvolte nel conflitto ma mai rimaniamo neutrali di
fronte ad una ingiustizia.
NEL CONCRETO: AZIONI NONVIOLENTE E CREATIVITA’
Per rendere concreto il sostegno alle situazioni di particolare bisogno ed emergenza svolgiamo quotidianamente azioni
nonviolente di interposizione, denuncia, accompagnamento dei profughi, (micro) cooperazione, mediazione,
protezione delle minoranze, animazione… e tante altre azioni frutto di una incredibile creatività, forza dei poveri per
la pace.
QUANDO
24h su 24, 12 mesi all’anno, perché la pace non può più stare ai comodi della guerra, e se ci credi…

ORA DIPENDE ANCHE DA TE!

La nostra è una proposta aperta a tutti, le capacità e le professionalità di ognuno sono un valore aggiunto ai nostri progetti ma non sono vincolanti, indispensabile è invece la maggiore età, una conoscenza sufficiente dell’inglese parlato, la partecipazione all’intero corso di formazione e una chiara affinità con la proposta nonviolenta e la vita di gruppo.

Note tecniche:
Gli argomenti trattati durante la formazione saranno:
  • conoscenza della proposta dell'Operazione Colomba;
  • elementi di analisi nonviolenta dei conflitti;
  • elementi di storia della nonviolenza;
  • trainings sull'intervento in zona di conflitto;
  • elementi sulla vita in gruppo;
  • elementi per il fundraising;
  • informazioni logistiche;

 

 

 

 

Il costo è di circa 120 euro per il training lungo, 50 euro per quello breve, e comprende il
materiale di formazione e il vitto e l’alloggio a Rimini per tutta la durata del corso.

Per iscriversi è necessario compilare il modulo di partecipazione e farcelo pervenire almeno 10 giorni
prima dell'inizio del training
.

La partecipazione al corso non vincola, ovviamente, a nessun successivo impegno, ma è obbligatoria per chi intende dare disponibilità per i nostri progetti all’estero.

Per contatti ed informazioni:
e-mail operazione.colomba(@)apg23.org
Tel./Fax 0541.29005
www.operazionecolomba.it
www.operazionecolomba.com

 

UMUNTU NGUMUNTU NGABANTU

Una persona è tale solo attraverso le altre persone
(Sudafrica)

 Guardando la situazione del dopo (?) guerra in Libano mi vengono in mente alcune riflessioni.
La prima, evidente: Israele, nonostante abbia una politica interna democratica, con la sua politica estera fortemente militarista alimenta reazioni estreme da parte delle popolazioni arabe che lo circondano; pare chiaro che intervenire in Libano significa, per forza di cose, anche intervenire su tutta la questione mediorientale, a partire da quella israelo-palestinese; la seconda riguarda la comunità internazionale, in particolare l’Europa: scottata dal fallimento dell'intervento militare in Iraq, comincia a chiedersi se davvero la guerra al terrorismo sia stata fatta con strumenti efficaci ed è in ricerca di soluzioni che non facciano della forza armata l'unica via percorribile. In Italia, accanto all'invio di un contingente di caschi blu sotto l'egida dell'ONU, il governo ha auspicato, attraverso il sottoministro Sentinelli, l'invio di un Corpo Civile di Pace.
Mi sembra importante, se davvero si desidera partire col piede giusto, distinguere bene e con molta chiarezza le tre modalità di possibile intervento in determinate situazioni di conflitto, modalità diverse che hanno obbiettivi differenti:
l'intervento militare, lo dice la Costituzione del nostro paese, non può e non deve essere di guerra: allo stato attuale mi sembra che ci siano i presupposti (il mandato ONU e l'accordo delle parti) affinché l’intervento in Libano si delinei soprattutto come azione di polizia internazionale, con obiettivi più tecnici, come lo sminamento, la collaborazione con le forze di polizia locali per la lotta al traffico delle armi…;
la cooperazione ha come obbiettivo quello di alleviare le sofferenze di chi è in uno stato di bisogno:  dal farsi carico delle necessità impellenti e basilari al ricreare le condizioni per uno sviluppo sostenibile;
l'intervento di un Corpo Civile di Pace ha come obiettivo la risoluzione del conflitto in maniera nonviolenta e ha come fine la riconciliazione tra le parti.
Di questi tre l'ultimo è sicuramente il più debole perché è il meno sostenuto politicamente ed economicamente, nondimeno può indicare la direzione anche agli altri due: ha certo numerosi punti di contatto con la cooperazione, molti meno con l'intervento militare.

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Pubblichiamo di seguito la "dichiarazione di rifiuto" di Omri Evron, refusenik israeliano, con la quale - violando le leggi israeliane - rifiuta di servire l'esercito nei Territori Occupati. Per questo motivo sarà incarcerato, come altre migliaia di giovani israeliani che si oppongono alla logica della violenza e dell'occupazione.


Dichiarazione di rifiuto

Omri Evron, Tel Aviv 12 Ottobre 2006
Io, Omri Evron, rifiuto di servire nell'esercito perché intendo restare fedele ai principi morali in cui credo. Il mio rifiuto di arruolarmi è un atto di protesta contro l'occupazione militare protratta del popolo palestinese, un'occupazione che approfondisce e fortifica l'odio e il terrore fra i popoli. Mi oppongo alla partecipazione alla guerra crudele per il controllo dei territori occupati, una guerra condotta per proteggere le colonie israeliane e per mantenere l'ideologia della 'Grande Israele'. Rifiuto di servire un'ideologia che non riconosce il diritto di tutte le nazioni all'indipendenza e alla coesistenza pacifica. Non sono preparato a contribuire in alcun modo all'oppressione sistematica di una popolazione civile e alla privazione dei suoi diritti, così come essa viene effettuata dal regime dell'apartheid e dalle truppe israeliane nei territori occupati. Sono sdegnato per l'incarcerazione di milioni di persone dietro muri e checkpoint, e per la fame che ne consegue. Mi rifiuto di arruolarmi perché non credo che la violenza sia una soluzione e che la guerra porti la pace.

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Provincia Forlì-Cesena Assessorato al Welfare Pace e Diritti Umani - Comune di Bertinoro - Regione Emilia-Romagna Assessorato alla Promozione delle politiche sociali e di quelle educative per l'infanzia e l'adolescenza Politiche per l'immigrazione Sviluppo del volontariato, dell'associazionismo e del terzo settore - Polo Scientifico Didattico di Forlì dell’Università di Bologna - COPRESC Coordinamento Provinciale degli Enti di Servizio Civile Forlì-Cesena

BERTINORO 2006

Obiettivo del Corso
L'obiettivo che ci si propone è quello di fornire i primi strumenti di base per persone interessate a studiare e sperimentare modalità di soluzione nonviolenta dei conflitti anche a livello internazionale attraverso lo strumento dei Corpi civili di Pace. Il corso si propone dunque di fornire le adeguate conoscenze teorico/pratiche legate ad interventi civili nelle aree di conflitto e di migliorare le capacità operative nella gestione dei conflitti.

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L’11 settembre 1906 si svolgeva nel vecchio Teatro Imperiale di Johannesburg, convocata dal giovane avvocato Gandhi,  una grande assemblea degli Indiani immigrati in Sud Africa. Essi decidevano di intraprendere una campagna di lotta e di disobbedienza civile contro leggi discriminatorie ed umilianti. Successivamente il Mahatma Gandhi riconobbe in quell’evento l’atto di nascita del Satyāgraha, cioè di un modo nuovo di lottare che sostituisce alla forza fisica il ricorso a una Forza più grande, che nasce dall’amore per gli altri e per la Verità.

Nell’avvicinarsi del centenario di quello storico evento, il Centro Gandhi di Pisa e i Quaderni Satyāgraha vogliono avviare una riflessione e una ricerca comune che indichino i percorsi attuali e ininterrotti del Satyāgraha di Gandhi. Di fronte alla grande confusione semantica e politica, all’uso spesso strumentale del termine “nonviolenza” e della stessa immagine di Gandhi, vogliamo ribadire che la sua nonviolenza non è passività, negatività, o scelta del male minore; è invece obiezione di coscienza alle strutture di dominio e scelta rivoluzionaria di trasformazione sociale per costruire il potere di tutti (la cosiddetta omnicrazia di Aldo Capitini) a partire dai piccoli gruppi.

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Sottocategorie

Questo spazio è dedicato ad alcune Tesi di Laurea elaborate nel corso degli anni da persone che hanno conosciuto e/o collaborato (in forme diverse) con Operazione Colomba.
Si tratta di Tesi discusse in diversi Atenei italiani in differenti Corsi di Laurea.
Riteniamo opportuno dare uno spazio a queste ricerche che contribuiscono a dare spessore scientifico alle tematiche care a Operazione Colomba e a tenere viva la riflessione su di esse.

Si fa presente comunque che i contenuti degli elaborati, e le tesi sostenute in essi, non necessariamente rispecchiano le posizioni di Operazione Colomba in merito agli argomenti trattati.