Rabia, lo abbiamo conosciuto appena arrivati al campo profughi nei primi anni di progetto.
Ogni volontario ha sentito dire nel suo primo giorno in Libano "lui è Rabia, in arabo vuol dire primavera".
È stato detto a me il primo giorno in Libano, e poi l'ho detto io ai nuovi volontari.
Non capivo perché fosse così importante dire subito il significato del suo nome, sembrerebbe prioritario spiegare perché era ridotto pelle ed ossa.
Sarebbe importante sapere perché la sua mamma ha sempre gli occhi stanchi e perché la nonna fuma una sigaretta dopo l' altra, sempre in ansia e sempre all'erta.
Rabia era primavera prima di tutto, un bambino tutto occhi e poca ciccia.
Si commuovevano tutti quando lo vedono, con lui si gioiva e ci si disperava.
Rabia camminava sull'orlo della morte, la sua famiglia con lui e anche noi ci abbiamo provato.
Rabia era primavera, perché come l'inverno sembra sempre di essere vicini al congelamento totale alla morte, poi respirava di nuovo, rideva.

Giovedì 8 settembre finalmente Mohammad è stato operato.
Dopo 7 anni ritorno in Libano, in visita al progetto.




