Una bilancia, simbolo della giustizia, è incisa in un riquadro di legno, su una parete di marmo del tribunale di Tripoli.
E’ grande e maestosa, si trova al centro del muro e ne occupa quasi l’intero spazio.
Esattamente sotto di essa sono accovacciati sulle ginocchia decine di ragazzini: tutti in fila, sguardo basso verso il pavimento.
Sono tutti siriani, li si riconosce dai vestiti umili che stonano con le tonache degli avvocati e con i completi eleganti degli addetti ai lavori, ma soprattutto dai volti stanchi e impauriti.








