È strano dire ad un amico che in questo momento non può tornare a casa, perché è distrutta, e che il villaggio in cui ha mosso i primi passi ed è cresciuto ora è ridotto a un cumulo di macerie che si estende per chilometri.
Quando entri in un Paese in guerra ti senti investito di tutta la responsabilità del mondo, verso la tua famiglia, verso te stesso, e verso i profughi che in quello Stato vorrebbero poterci ritornare, se non fossero stati banditi dalla violenza e dalla sopraffazione.
Vorresti dirgli che ti dispiace, e che il cammino nel Paese martoriato lo hai fatto anche e soprattutto per loro, coloro ai quali il conflitto ha chiuso le porte del futuro.

Ahed Homsi era un generale dell’esercito arabo siriano, vent’anni di servizio.




