Situazione attuale
Durante il mese di ottobre si è assistito a un’escalation della violenza: la collaborazione tra esercito israeliano e coloni è il mezzo per mantenere e intensificare il sistema di apartheid perpetrato dallo Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese. La violenza da parte dei coloni israeliani si è manifestata in particolare durante la prima metà del mese, durante le celebrazioni di tre festività ebraiche: i coloni, scortati dall’esercito israeliano, hanno invaso decine di volte la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme e quella di Ibrahim ad Al Khalil. Gli assedi ripetuti hanno impedito l’accesso ai palestinesi ai propri luoghi di culto, oltre che provocare un numero significativo di arresti e detenzioni arbitrarie. Inoltre, si sono verificati, lungo tutto il mese, dozzine di attacchi da parte dei coloni sulla popolazione civile palestinese nelle città di Al Khalil, Nablus, Huwara e Gerusalemme, con danneggiamenti a macchine private palestinesi e negozi, sparatorie sulla folla, blocchi di strade e attacchi alle scuole.
A ottobre è anche iniziata la raccolta delle olive in tutta la Palestina. Quest’attività ha visto convergere attivisti palestinesi, israeliani ed internazionali nei vari territori in supporto alle famiglie palestinesi che, dovendosi recare sulle proprie terre, avevano il timore di attacchi da parte di coloni e forze di occupazione israeliana – purtroppo avvenuti. Un’attivista israeliana è stata accoltellata a Salfit il 15 ottobre da coloni che poi hanno sottratto tutto il raccolto di una famiglia a Tulkarm City il 18 ottobre. Inoltre, si sono verificati episodi nei quali i soldati israeliani hanno armato i coloni, istruendoli sull’utilizzo di gas lacrimogeni e granate stordenti sulla popolazione civile palestinese.
Le forze di occupazione israeliana hanno attaccato per tutto il mese molte città palestinesi, tenendole sotto assedio e impedendo l’accesso anche ai soccorsi. A Jenin l’esercito ha sparato anche a un medico palestinese uccidendolo. A sommarsi agli attacchi, vi sono stati anche i raid seguiti da detenzioni arbitrarie e le demolizioni che hanno interessato tutta la West Bank. Anche le scuole non sono state risparmiate: i bambini palestinesi sono stati spesso detenuti dall’esercito israeliano di ritorno da scuola, in particolare ad Al Khalil e a Gerusalemme (Shufat Refugee Camp).






