Situazione attuale
Il 14 aprile il governo cileno ha presentato il proprio piano nazionale per la realizzazione del “Corredor Bioceanico Vial” che collegherà via terra l’oceano Atlantico con il Pacifico. Questo corridoio, che avrà un’estensione di più di 2.400 km, attraverserà Cile, Argentina, Paraguay e Brasile. Le comunità indigene dei territori attraversati dal progetto, che pare non sia ancora passato da un processo di consulta indigena, hanno già da tempo espresso criticità e perplessità al passaggio del progetto sui loro territori.
Nella notte di domenica 22 aprile, in un attacco incendiario nel cantiere della centrale idroelettrica Rucalhue, nella regione del Biobio, sono stati dati alle fiamme 45 camion e 5 macchinari forestali.
L’attacco è stato classificato come il più violento avvenuto nella “macrozona sud” degli ultimi 30 anni. I mezzi erano di proprietà di China International Water & Electric Corporation (CWE), una grande impresa statale cinese, che si occupa della costruzione della centrale. L’ambasciata cinese ha energicamente richiesto al governo del Presidente Boric di garantire la sicurezza degli investimenti cinesi nel Paese. Il progetto della centrale idroelettrica di Rucalhue sul fiume Biobio, ostacolato perché presenti specie vegetali protette e dall’opposizione delle comunità Mapuche-Pewenche, è stato sbloccato nel 2023 quando la CONAF (Corporación Nacional Forestal) lo ha dichiarato di interesse nazionale. Le proteste sono state represse con violenza, suscitando forti critiche da parte dei leader indigeni. Il 30 aprile un grande contingente di “carabineros” ha attraversato il Rio Chaquilvin per sgomberare la presenza di Mapuche pewenche del Lov Rgaliko nell’ambio di un processo di rivendicazione territoriale nell’alto Biobio. La Werken (portavoce) Miriam Purran segnala violenza nelle perquisizioni e dichiara:”Noi non ci arrenderemo, perché questa è la nostra terra, continueremo a resistere, non molleremo e continueremo a lottare”. Per la terza volta è stato negato il trasferimento al carcere di Temuco di Héctor Llaitul, leader Mapuche della Coordinadora Arauco Malleco (CAM), condannato a 23 anni di reclusione.




