Situazione attuale
Il 7 maggio oltre 15 milioni di cileni si sono recati alle urne per eleggere i 50 membri, tra 350 candidati, che formeranno il Consiglio costituzionale. Queste elezioni hanno alterato drammaticamente lo scenario politico cileno, proprio nell’anno del cinquantesimo anniversario del colpo di Stato di Augusto Pinochet. I repubblicani di Kast hanno infatti ottenuto il 35,4 per cento delle preferenze, mentre la coalizione di centro-destra Chile Seguro il 21,1%. Questo vuol dire che 33 dei seggi su 50, ben più della metà, sono in mano alla destra, 22 dei quali del partito dell’ammiratore, per sua stessa ammissione, della dittatura di Pinochet.
Gli ultra conservatori hanno assicurato che non boicotteranno il processo costituente, pur sottolineando che non lo hanno mai sostenuto: “Non boicotteremo il processo costituente, i cileni hanno la nostra parola, ma non rinunceremo ai nostri principi”, ha detto Luis Silva, il consigliere eletto con il maggior numero di preferenze nelle fila repubblicane, “apporteremo moderazione a un processo che non abbiamo mai voluto”. Questo rappresenta un paradosso: le stesse persone che per decenni si sono opposte alla riforma della costituzione, oggi possono scriverne una nuova. Una simile maggioranza può approvare e proporre tutte le norme che vuole.
C’è da sperare che la destra si lasci guidare dalla moderazione e dalla volontà di trovare un accordo, princìpi basilari per creare una nuova costituzione ed evitare un altro fiasco dopo quello dell’anno scorso, quando un’ampia maggioranza di cileni (62 per cento) ha bocciato la riforma costituzionale presentata dal presidente Gabriel Boric.




