Situazione attuale

A giugno, nel centro sud del Cile, il maltempo ha creato numerosi disagi e in alcuni casi ci sono state inondazioni. Il 6 di giugno Guillermo Camus Jara ha sospeso, dopo 118 giorni, lo sciopero della fame e poi della sete che lo ha portato in condizioni estremamente critiche. Guillermo Camus Jara prigioniero Mapuche, detenuto nel carcere di Labu, chiede il trasferimento nel C.e.t. di Cañete dove potrebbe vivere la sua detenzione in forma più rispettosa della sua religione e cultura in linea con gli accordi internazionali ILO 169 in difesa dei Diritti dei popoli originari.
Hector Llaitul, condannato il mese scorso a ventitré anni di carcere, ha iniziato uno sciopero della fame richiedendo l’annullamento del processo sostenendo che sia una condanna politica. Anche il lonko argentino Facundo Jones Huala ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere la sua scarcerazione, che doveva avvenire il 26 di giugno.

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Agli inizi di giugno abbiamo visitato una comunità impegnata nella difesa del "salto Chancagua" che è una cascata di circa settanta metri prodotta da un affluente del rio BioBio. Le cascate sono molto importanti per la spiritualità Mapuche essendo una fonte di vita e di spiritualità. Come nei fiumi, nei boschi, sulle montagne, nei vulcani anche nelle cascate vive un Ngen (uno spirito) che abita e che protegge il posto. Recentemente è stato approvato un progetto di parco eolico che nella sua valutazione non ha preso in considerazione l'opposizione della maggioranza delle comunità Mapuche del territorio. Le pale nella loro massima estensione sarebbero alte 235 metri e verranno costruite alle spalle della cascata. Per i Mapuche questo parco eolico significherebbe una grande perdita dal punto di vista spirituale e ambientale. Gli spiriti lascerebbero il territorio. A giugno abbiamo anche ristabilito i contatti con alcuni attivisti Mapuche di Tracalpilli, vicino a Panguipulli, dove, negli anni sessanta è stata costruita una diga, oggi gestita da Enel. Questa diga ha creato un grande lago artificiale e ha interrotto il corso del fiume per circa sette chilometri. Questo è un tema centrale per la spiritualità Mapuche, che valorizza il flusso continuo dei fiumi senza barriere. Molte terre Mapuche sono state sommerse dalle acque, e la diga ha impedito alle specie animali di risalire il fiume o di seguire il loro corso naturale, causando un grave danno alla biodiversità. Attualmente la comunità sta cercando di portare attenzione su questa situazione attraverso un documentario autoprodotto, che intendiamo sostenere nella divulgazione.

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Situazione attuale

Il mese di maggio è stato contraddistinto dal dibattito sulla sicurezza e sulla malavita organizzata a seguito delle indagini sull’uccisione di tre “Carabinesros” avvenuta vicino a Cañete all’alba di sabato 27 aprile. In un'intervista al periodico spagnolo El País, il sottosegretario agli Interni, Manuel Monsalve (PS), alla domanda se i responsabili appartengano a un'organizzazione radicale mapuche o a un gruppo della criminalità organizzata, ha risposto che nelle strutture che operano nella zona "stava avvenendo una mutazione e quelle che vediamo oggi sono organizzazioni molto violente, legate all'uso di armi e che si dedicano al furto di veicoli e di legname, al traffico di armi e di droga”.
Il 27 aprile, durante una marcia in alta montagna di un gruppo di soldati in servizio di leva, il soldato Franco Vargas è morto. Un compagno ha subito l'amputazione di una mano a causa di un'infezione. La madre di Vargas ha denunciato negligenza e oltre 100 coscritti hanno abbandonato il servizio. La giudice Jenny Book indaga sulla causa della morte, mentre il comandante dell'Esercito ha ammesso imprecisioni nelle informazioni iniziali.

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Situazione attuale

Il fatto che ha maggiormente segnato il mese di aprile è stato il barbaro assassinio, all’alba di sabato 27 aprile, di tre “carabineros” nell’area di Cañete nella provincia di Arauco della Regione del Bío Bío. I tre sono stati uccisi durante un’imboscata e i loro corpi sono stati bruciati nell’auto di servizio. Tutta l’opinione pubblica si è stretta attorno alle famiglie delle vittime e le indagini sembrano orientate verso la pista della delinquenza organizzata. Il governo ha indetto tre giorni di lutto nazionale. Il fatto tragico è avvenuto in un territorio fortemente militarizzato a causa del conflitto fra Mapuche e Stato. Alcune organizzazioni militanti Mapuche hanno prontamente dichiarato la loro estraneità ai fatti.

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Nel mese di aprile si è concluso il dibattimento ed è stata emessa la sentenza di condanna a 24 anni a Ector Llaitull. L’avvocata della difesa ha osservato più volte che il processo è stato viziato dalla presenza di testimoni anonimi e che questo abbia impedito spesso il diritto alla difesa, inoltre afferma che la maggior parte della pena, 15 anni, è stata data sulla base della legge sulla sicurezza interna dello Stato creata nel 1975 sotto la dittatura militare. Una legge che da quando la dittatura è caduta, negli anni novanta, non è mai stata utilizzata proprio per la sua ambiguità. Come osservatori internazionali abbiamo seguito tutte le udienze del processo e abbiamo notato come tutti i funzionari che hanno indagato sull’imputato istruendo il processo, non hanno mai ricevuto un formazione che li aiutasse a comprendere usi e costumi del popolo originario e nemmeno una conoscenza, seppur superficiale, della Convenzione n.169 dell’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (OIL) sui Diritti dei popoli indigeni e tribali, sottoscritta dal Cile. Nel mese di aprile i volontari e le volontarie hanno presenziato a due manifestazioni importanti, entrambe svolte nella città di Temuco. La prima, il 9 Aprile, promossa da alcune comunità Mapuche, ha preso il nome di “marcha familiar por la soberania alimentaria y el derecho ancestral Mapuche” (marcia della famiglia per la sovranità alimentare e i diritti ancestrali Mapuche). La manifestazione ha riunito gran parte della popolazione Mapuche dei settori limitrofi per protestare contro una nuova ordinanza comunale che limita il commercio di ortofrutta in alcune vie della città, di fatto vietandone l’esercizio. Secondo i manifestanti questo nuovo regolamento nasce da una volontà ben più ampia, quella di collocare, anziché la vendita di prodotti provenienti dai piccoli agricoltori, moltissimi appartenenti a comunità Mapuche, sempre più frutta e verdura legata ad un commercio e a una produzione industriale e importate da altre regioni del Paese.

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Situazione attuale

A marzo si sono svolte numerose proteste da parte di medi e grandi agricoltori per il prezzo del grano cileno, stabilito e acquistato con una quotazione molto bassa rispetto a quello importato.
Sta iniziando il grande sforzo statale per procedere con il censimento nazionale.
Il 12 marzo è iniziato il processo a Hector Llaitul portavoce della CAM (Coordinadora Arauco-Malleco).

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Il mese di marzo ha visto i volontari di Operazione Colomba presenziare in varie attività.
Il 6 marzo una delegazione di APG23 ha partecipato al dialogo interattivo con il Relatore Speciale David R. Boyd sugli obblighi in materia di Diritti Umani relativi al godimento di un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile, svoltosi presso le Nazioni Unite di Ginevra. Il Relatore Speciale ha presentato i suoi rapporti, tra i quali quello sulla sua visita in Cile dal 3 al 12 maggio 2023.
È stata terminata e pubblicata la nona puntata del podcast, che vede come protagonista la realtà di Boroa e la sua storia, luogo che ha vissuto numerose lotte e battaglie, fino ad arrivare ai giorni nostri rivendicando in maniera pacifica il territorio formalmente appartenente alla chiesa cattolica.
Nel corso del mese siamo stati presenti a diversi processi e udienze a Victoria e Temuco, dove non sempre la conclusione è stata positiva. Nel tribunale di Victoria si sono susseguite varie udienze, una delle quali ha visto fra gli imputati anche una ragazza minorenne che, insieme alla propria comunità stava coltivando un fondo, rivendicato come appartenente alle terre ancestrali Mapuche, ma che formalmente non è di proprietà della comunità. Dopo il rilascio e la decisione di fissare l’udienza ad aprile, la situazione fuori dal tribunale si è resa tesa. Una pattuglia di “Carabineros” ha cercato di arrestare in maniera brusca alcuni membri della comunità che stavano fuori dal tribunale.

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Situazione attuale

Il mese di febbraio si è contraddistinto per due avvenimenti tragici che hanno occupato lungamente le cronache locali.
Nella regione di Valparaiso un grande incendio ha provocato più di 130 morti, più di 200 dispersi, 15.000 edifici e 55.000 ettari di terreni bruciati. Ancora da verificare le cause che hanno scaturito l’inizio degli incendi, il dato di fatto è che fattori come il vento caldo, la siccità e temperature intorno ai 40 gradi abbiano favorito la propagazione del fuoco. Il tema dell’industria forestale e del sovra sfruttamento del territorio sono sempre argomenti che salgono alla ribalta in questi casi ma che sempre vengono coperti di fronte all’emergenza e alla necessità di prestare aiuto alle vittime.
Il 6 febbraio l’ex presidente cileno Sebastián Piñera, il primo capo di Stato di destra dopo la dittatura di Augusto Pinochet, è morto in un incidente mentre guidava il suo elicottero nella località turistica di Lago Ranco. Questa notizia ha per molti giorni preso le prime pagine dei media ed ha in parte oscurato la tragedia dovuta agli incendi.

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Anche il mese di febbraio è stato denso di attività per le volontarie e i volontari di Operazione Colomba in Cile.
In collaborazione con l’ufficio Apg23 presso le Nazioni Unite di Ginevra è stato prodotto un Report che è stato presentato allo Special Rapporteur delle Nazioni Unite sui Diritti Culturali che farà visita in Cile ad aprile. Lo scopo del suo viaggio è monitorare buone pratiche e ostacoli alla promozione e alla protezione dei Diritti culturali. Abbiamo segnalato la violazione dei Diritti culturali subita dal popolo Mapuche, soprattutto in condizioni di carcerazione, dove lo Stato non garantisce il Diritto al mantenimento degli usi e dei costumi, delle pratiche e dei rituali, nonostante la Convenzione 169 dell’ILO stabilisca che la detenzione delle popolazioni indigene debba essere conforme alle norme culturali in vigore in ciascuna distinta comunità.

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