L’estrattivismo forestale in Cile
Aprendo Google Maps nella modalità satellite si può osservare il Cile dall’alto. Il nord si mostra desertico, chiaro e sabbioso, mentre scendendo dalla Regione Metropolitana di Santiago la superficie verde aumenta e culmina nel centro, nelle Regioni Maule, Ñuble, Bio Bio, Araucania, Los Rios, fino ad arrivare alla zona australe. Se potessimo confrontare questa visione dall’alto del paese con la stessa immagine dell’Argentina o del Paraguay, il panorama risulterebbe nettamente diverso. In Cile soprattutto non saltano immediatamente all’occhio le grandi estensioni agricole presenti invece nel Chaco, squadrate e ordinate in rettangoli e quadrati chiari, emblema della deforestazione mondiale. Nel centro, l’agricoltura c’è ma il verde prevale, e in alcune zone è particolarmente fitto e scuro. La mappa però si può zoommare, ci si può virtualmente avvicinare a questo verde per coglierne i dettagli. Così da vicino, la vegetazione si rivela più ordinata del previsto. Rettangoli scuri e omogenei ricoprono grandi porzioni di territorio, intervallate da zone più disordinate e altre vuote e desertiche. Questa stessa suddivisione è identificata anche dai bollettini annuali dell’INFOR (Instituto Forestal), ente che dal 1965 registra le estensioni forestali del Paese. Nel bollettino 2021 per esempio si distingue tra “Area of native forest” e “Area of planted forest”. È in questi due aggettivi, nativo e piantato, che il paesaggio satellitare del Cile trova lettura e significato.

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Le comunità Mapuche del Lof Radalko, stanziate nel comune di Curacautín (regione dell'Araucanía), si stanno battendo per la preservazione del territorio e dell’ecosistema del vulcano Tolhuaca, gravemente minacciato dal progetto di realizzare una centrale geotermica.
Ad aprile 2021, una Società ha presentato all'autorità pubblica competente (il “ Servicio de Evaluación Ambiental ”- SEA) un progetto per effettuare esplorazioni geotermiche nei pressi del vulcano, chiedendo formalmente se fosse necessario sottoporre tale progetto alla procedura di valutazione di impatto ambientale (il “ Sistema de Evaluación de Impacto Ambientale ” – SEIA).[1] Il SEA ha ritenuto non necessario lo svolgimento di alcuna valutazione di impatto ambientale, sulla base che il progetto presentato dall’impresa riguardava esclusivamente attività esplorative e non la realizzazione dell'impianto geotermico.

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Due ore di viaggio da Valdivia, tra strada sterrata e traghetto, ci hanno condotto all’ingresso del “Fundo Punta Galera” (presso la località di Chaihuín, regione di Los Rios), un latifondo privato che da poche settimane è stato “recuperato” dalla comunità Mapuche Lonko Pablo Nauco.
Davanti all’ingresso sventola una bandiera Mapuche, e uno striscione annuncia l’iniziativa di recuperación della terra messa in atto dalla comunità: il catenaccio che blinda il portone di accesso sembra voler trasmettere il messaggio "qua non entra più nessuno".
La comunità è molto sospettosa perché teme che i “proprietari” del latifondo o la polizia possano mettere in atto azioni per farli tornare sui loro passi. Il nostro ingresso al territorio è stato permesso dal contatto precedentemente stabilito con il werken (portavoce).
Attraversato una strada sterrata, circondata da un lato da una ricca vegetazione di eucalipti e dall'altro dalla potenza dell'oceano Pacifico e da spiagge vergini, giungiamo dunque a conoscere la comunità.
Dopo varie strette di mano e un giro di presentazioni più approfondite, i membri della comunità hanno iniziano a raccontarci la storia delle loro famiglie e delle loro terre ancestrali.
Il territorio su cui ci troviamo - da sempre abitato da comunità Mapuche Lafkenche (della costa) - venne donato nel 1922 dallo Stato cileno ad una nobile francese, che non si interessò mai della questione e mai mise piede sulla “sua terra”: la cessione del terreno non comportò quindi alcuna conseguenza per la vita della comunità indigena.

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Il 15 febbraio scorso la Corte Suprema cilena ha revocato la libertà condizionale all’attivista Mapuche argentino Facundo Jones Huala, accogliendo il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno contro la decisione del Tribunale di Temuco del 20 gennaio di concedere tale misura.
Facundo Huala è il leader dell’organizzazione argentina Resistencia Ancestral Mapuche (RAM) e dal 2018 stava scontando nel carcere di Temuco una condanna di nove anni per incendio doloso e porto illegale di armi, in quanto ritenuto responsabile dell’incendio di una abitazione avvenuto nel 2013 nel latifondo di Pisu Pisue, nel comune di Río Bueno, causato da persone incappucciate ed armate. 
Arrestato nel gennaio 2013 insieme ad altri attivisti Mapuche, Huala era stato rimesso in libertà data l’assenza di prove concrete a suo carico e, temendo che le autorità cilene trovassero nuovi pretesti per condurlo in carcere, aveva fatto ritorno clandestinamente in Argentina. Arrestato nuovamente nel suo Paese, il leader Mapuche aveva chiesto di essere giudicato da un tribunale argentino, sostenendo che in Cile sarebbe stato sottoposto all’applicazione della legislazione antiterrorismo – ampiamente utilizzata in procedimenti a carico dei membri della minoranza indigena Mapuche -, dalla quale discendono gravi restrizioni alle garanzie costituzionali di un equo processo. Tuttavia, dopo un primo rifiuto da parte delle autorità argentine, nell’agosto del 2018 la Corte Suprema argentina ha accolto la richiesta di estradizione da parte del governo cileno, e a settembre dello stesso anno Huala è stato trasferito in Cile e condannato per i fatti del 2013. 

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Sottotitoli in italiano, inglese e spagnolo

Alberto Curamil è il longko (autorità tradizionale) della comunità indigena mapuche del Lof Radalko di Curucatìn, nella regione cilena dell'Araucanía, e membro dell'organizzazione Alianca Territorial Mapuche (ATM). Curamil è tra i principali promotori dell'attivismo locale a tutela dell'ambiente e dei diritti territoriali, socio-culturali ed economici delle comunità mapuche, che si oppongono allo sfruttamento economico intensivo delle loro terre ancestrali da parte di compagnie commerciali. Nel 2019 è stato insignito del Premio Ambiental Goldman per il suo ruolo nella campagna della società civile che ha impedito la realizzazione di due centrali idroelettriche sul fiume Cautìn, sacro ai mapuche e fondamentale risorsa idrica per gli abitanti della zona. Tra il 2018 ed il 2019 Curamil ha scontato 15 mesi di carcere preventivo con l'accusa di rapina a mano armata, per cui l'accusa aveva chiesto una condanna a quasi 50 anni. In applicazione della legge speciale antiterrorismo, che restringe fortemente le garanzie di equo processo degli imputati, le prove testimoniali fornite a carico del leader mapuche sono rimaste anonime. Varie associazioni mapuche e organizzazioni per i diritti umani hanno condannato la natura politica del procedimento e del duro trattamento sanzionatorio, e nel 2019 Curamil è stato assolto da tutte le accuse per sostanziale assenza di prove. Nonostante continui a essere vittima di vari trattamenti intimidatori a causa del suo attivismo, Curamil non ha mai interrotto il suo impegno per l'ambiente e per i diritti delle comunità mapuche: a fine 2021, a nome delle comunità di Curucatìn, ha denunciato pubblicamente l'approvazione di un progetto per la costruzione di una centrale geotermica ai piedi del vulcano Tolhuaca, contestando l'assenza di una valutazione di impatto ambientale e la mancata consultazione delle comunità mapuche interessate.