Vivendo in una società maschilista e patriarcale, facilmente ci si dimentica che nelle guerre, nelle lotte e nelle dittature, come quella di Pinochet in Cile, di fianco agli uomini ci sono sempre state, e tutt’ora sono presenti, molte Donne. Nella storia e nella quotidianità viene completamente negato il riconoscimento della presenza femminile, relegandola in continuazione a ruoli secondari, o spesso nel ruolo di vittime. Tutt’oggi continuo a non capire perché la donna non venga presa in considerazione e valorizzata in quanto tale, quando sappiamo che nella storia, nella scienza e nelle lotte più significative la protagonista è stata spesso lei, e continua ad esserlo.
Nella cultura mapuche si ha una cosmo-visione senza disparità di genere, basata su principi di uguaglianza e dualità. Sia uomini che donne partecipano in vari ambiti e con diversi ruoli intercambiabili: ad esempio le/i machi (coloro che intermediano tra il popolo mapuche e gli spiriti della salute, del benessere e della tranquillità) o le/i longko (le/i leader delle singole comunità).
Nonostante questo, l’influenza del colonialismo si percepisce. Si è creata nel tempo una spaccatura più netta tra i ruoli considerati “femminili”, riguardanti il preservare la cultura e la conservazione delle pratiche della medicina mapuche, e quelli “maschili”, di guide della comunità, soprattutto dal punto di vista politico e di rappresentanza.
I mapuche sono spesso discriminati dalla società civile, dallo Stato cileno, e non sono riconosciuti nella Costituzione del Paese, ma lottano quotidianamente per il riconoscimento delle proprie terre ed identità culturale in quanto popolo nativo. In questa cornice le donne subiscono ulteriori discriminazioni, in quanto Donne, povere ed indigene. Sono loro, però, quelle che combattono giorno dopo giorno per l’educazione dei propri figli, per la cultura, la lingua, le terre e per preservare i doni della natura.

Domenica scorsa tutti i cileni sono stati chiamati a votare per eleggere 50 persone che faranno parte dell’assemblea che dovrà verificare la nuova costituzione, che è già in gran parte scritta da un gruppo di circa 70 esperti. Il tempo per “lavorare” su questa nuova carta costituzionale sarà di sei mesi, dopodiché si tornerà alle urne per approvarla o rifiutarla.




