Libano/Siria (14/10/2016)
Nell'ultima settimana l'esercito libanese ha imposto verbalmente l'ordine di sgombero a 14 campi profughi informali nella zona di Minieh, nord del Libano.
A conferma del clima teso che si respira nella regione settentrionale, le persone hanno abbandonato i campi per paura di dover affrontare la minaccia diretta dell'esercito ed essere arrestati.
Orecchie tese
Non ho imparato tutto quello che c’è da sapere sulla guerra in Siria. A malapena ho scoperto dov’è il Libano.
Non ho sfamato un intero campo profughi con container di aiuti umanitari. Non sono nemmeno riuscita a cucinare a causa dell’abbondanza di inviti improvvisati a colazione/pranzo/cena. Non ho salvato migliaia di bambini distribuendo vaccini o medicine. Mi sono seduta con loro in sala d’attesa.
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Libano/Siria
G. corre: di giorno, di sera e di notte. Una tra le bambine più attive ed intelligenti del campo profughi ai confini dell’universo dove vive. L’universo che ha perso ha il nome della sua patria: Siria, la sua città natale è divenuta famosa alle cronache come città martire della guerra: Aleppo.
G. non chiede mai, si avvicina con fare discreto alle persone di cui è incuriosita, sorride e si tiene a distanza. Almeno le prime volte, poi diventa difficile non legarsi e la soggezione cede il passo alla sfacciataggine.
Guardando il polveroso Akkar
Guardando il polveroso Akkar scorrere dal finestrino di un service:
Chiudi gli occhi e senti un posto...
Lo senti che ti entra dentro, nelle narici con i suoi profumi e nelle orecchie con i rumori imprevisti.
Il valore delle piccole cose
Casa non è mai stata così lontana. Gli occhi di Abu A., incorniciati dietro un paio di occhiali da lettura che gli pendono dal naso, si strizzano guardando verso il sole che si volge al tramonto. Un'altra giornata è trascorsa, volata in un turbine di sudore e valore. Si guarda le mani, sporche di grasso nero, e i vestiti usati in officina cosparsi di macchie di olio.







