“Abbiamo bisogno di sostegno per garantire a Musaab assistenza e cure, che in Libano sono costosissime, fin quando non partirà per l'Italia”.

Questo l'appello lanciato alcuni giorni fa da Alberto Capannini, referente in Libano di Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Musaab Kalash è un profugo siriano di 13 anni affetto da anemia aplastica, una forma letale di leucemia che necessita di trapianto del midollo.

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Sono in tenda, gambe incrociate, seduta sui materassi appoggiati per terra sopra un tappeto verde che rende tutto più elegante.
Alla parete la bandiera bianca e arancione mi ricorda di chi sono ospite e del significato di questo luogo.
E' il secondo giorno di Ramadan e nonostante ci sia una sensazione di calma nell'aria, i bambini più piccoli si rincorrono e giocano come sempre, riempiendo tutto delle loro voci.

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La guerra in Siria

Dal marzo 2011 la guerra in Siria ha causato e continua a causare una tragedia umana di immani proporzioni. Mentre una soluzione politica non è ancora stata trovata, in Siria continuano ad aver luogo violazioni dei diritti umani, abusi, uccisioni e scontri armati in un contesto di diffusa insicurezza e assenza di ogni garanzia per la salvaguardia dei diritti delle persone.

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NOI SIRIANI


Noi siriani, profughi nel nord del Libano, riuniti in Organizzazioni ed Associazioni, semplici cittadini e famiglie scampati alla morte e alla violenza, a cinque anni dall'inizio della guerra che ha distrutto il nostro Paese, viviamo a milioni senza casa né lavoro, senza sanità né scuola per i nostri
figli, senza futuro. Nel nostro Paese ci sono centinaia di gruppi militari che, con la sola legittimità data loro dall’uso della violenza e dal potere di uccidere, ci hanno cacciato dalle nostre case. Veniamo ancora uccisi, costretti a combattere, a vivere nel terrore, a fuggire, veniamo umiliati e offesi.
Ai tavoli delle trattative siedono solo coloro che hanno interessi economici e politici sulla Siria. A noi, vere vittime della guerra e veri amanti della Siria, l'unico diritto che è lasciato è quello di scegliere come morire in silenzio.
Ma noi, nel rumore assordante delle armi, rivendichiamo il diritto di far sentire la nostra voce, e insieme a coloro che ci sostengono e a chi vorrà unirsi al nostro appello

CHIEDIAMO

  • la creazione di zone umanitarie in Siria, ovvero di territori che scelgono la neutralità rispetto al conflitto, sottoposti a protezione internazionale, in cui non abbiano accesso attori armati, sul modello, ad esempio, della Comunità di Pace di San José di Apartadò in Colombia (www.corteidh.or.cr/docs/medidas/apartado_se_05.pdf). Vogliamo che siano aperti corridoi per portare in sicurezza i civili in pericolo fino alla fine della guerra e che tutti i rifugiati ritornino a vivere in pace e sicurezza nella loro Patria;

  • che si fermi la guerra: che si fermino immediatamente i bombardamenti, che si blocchi il rifornimento di armi e che le armi già presenti vengano eliminate; che si ponga fine all'attuale assedio di decine di città siriane (www.siegewatch.org), che gli abitanti di queste città, senza cibo e medicine, siano assistiti immediatamente e posti in sicurezza;

  • che siano assistite le vittime e sostenuto chi le soccorre: che siano liberati i prigionieri politici, ricercati i rapiti e dispersi; che siano soccorsi e assistiti anche in futuro i feriti e i disabili di guerra;

  • che si combatta ogni forma di terrorismo ed estremismo, ma che questo smetta di essere, com'è ora, un massacro di civili innocenti e disarmati, che oltretutto alimenta il terrorismo stesso;

  • che si raggiunga una soluzione politica e che ai negoziati di Ginevra siano rappresentati i civili che hanno rifiutato la guerra, e non coloro che hanno distrutto e stanno distruggendo la Siria;

  • la creazione di un Governo di consenso nazionale che rappresenti tutti i siriani nelle loro diversità e ne rispetti la dignità e i diritti. Vogliamo che sia fatta verità e giustizia sui responsabili di questi massacri, distruzioni, e della fuga di milioni di profughi, e lasciato spazio a chi vuole ricostruire. Vogliamo convocare ora le migliori forze internazionali, in grado di costruire convivenza e riconciliazione, per sostenere ed elaborare insieme a noi civili un futuro per il nostro Paese.


Promosso da: Operazione Colomba*, Corpo Nonviolento di Pace dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.
Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

*Operazione Colomba (www.operazionecolomba.it) è stabilmente presente in Libano dal 2014, nel campo profughi (in una tenda) e nel villaggio di Tel Abbas, a 5 chilometri dal confine con la Siria. Dopo avere subito minacce e violenze da parte di alcuni libanesi del luogo, i rifugiati stessi del campo hanno chiesto ai volontari di Operazione Colomba di vivere insieme a loro, perché una presenza internazionale, civile e disarmata, rappresenta un forte deterrente all’uso della violenza. Per tre anni i volontari hanno condiviso direttamente la vita con i rifugiati nei campi del Libano. Questo ha permesso ad Operazione Colomba di raccogliere e farsi portavoce delle richieste fatte dai rifugiati siriani e da rappresentanti di altri rifugiati... persone che sono scappate dalla guerra in Siria per non dover essere obbligate a combattere o essere uccise.

La mia vita non vale più di un'altra.
E' l'intuizione per reagire a tutto quello che è successo in questi giorni. Ai tanti messaggi ricevuti per la preoccupazione per i bombardamenti e alla rabbia di avere l'attenzione su di me e non su chi stava morendo davvero.
Il grande dilemma per trovare il modo per togliermi di dosso questi occhi puntati sulla mia vita, il sentirmi privilegiata e voler invece regalare dignità a chi stava soffocando.

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