Il vento soffia forte e sbatte i teli che coprono le tende, si incrina il legno come un violino.
I tuoni in lontananza spezzano il silenzio della sera a Tel Abbas, siamo vicini alla stufa, mentre fuori sembra diluviare l’impossibile.
Ogni tanto la nostra quiete viene interrotta dal suono di pugni che bussano alla porta, per chiedere aiuto, per implorare un ascolto.
Entrano, stanno alcuni minuti e chiedono supporto: per farsi ascoltare dalle Nazioni Unite, per ottenere le tessere dell’aiuto alimentare, per essere inseriti nelle liste dei Corridoi Umanitari.
Abu Zahra viene da Hama, ed è uno di loro, una delle migliaia di anime in pena che risiedono in questo limbo di Paese che è diventato il Libano... che brutta fine per quella che era considerata la Parigi del medio oriente.







