Ci svegliamo verso le 8.30 e dopo una rapida colazione io e Arianna decidiamo di andare a sgranchirci le gambe facendo un rapida passeggiata nei dintorni del centro.
Sono solo le 9 del mattino ma il sole scalda i nostri corpi ancora intorpiditi.
Ci scambiamo qualche parola ma camminiamo in silenzio.
Osservo quello che mi circonda: un benzinaio, un mendicante fuori da un supermercato, alti alberi ai bordi delle strade che creano una piacevole ombra.
Arriviamo ad un parco, in lontananza giochi per bambini sono separati da noi da un complesso sistema di trincee.
L’erba, che a maggio cresce alta velocemente, mi inganna e nasconde ciò che forse non avrei voluto vedere: un parco cittadino trasformato in un campo di guerra.
Seguo Arianna e mi infilo in stretti cunicoli scavati nel terreno, sento brividi percorrermi tutto il corpo.
Erano pronti a tutto quando il fronte era solo ad una decina di kilometri da qui: a combattere per difendere anche solo un isolato della loro città.
Il mio corpo non capisce, non accetta.
Risaliamo in superficie.
Un bambino scende sorridendo dallo scivolo.

Sono arrivato in Ucraina a Mykolaiv esattamente 2 settimane fa.
Arianna, Corrado e io, oggi accompagniamo due pastori della comunità di Mykolaiv a Kherson dove terranno una celebrazione con il gruppo locale di fedeli, nel teatro del centro culturale.

