"Ia ni panemaio, italianski. Inglish?" è quello che sbiascico quando qualcuno in giro mi rivolge la parola.
Più o meno in russo vuole dire "non capisco, sò italiano".
E davvero non capisco.
Sono alla mia terza esperienza qui in Ucraina. Ho partecipato a due carovane di #stopthewarnow, ad aprile a Leopoli e a giugno a Odessa.
Una schiera di pulmini, carichi di cibo, medicine, generi di prima necessità.
5gg di corsa, andata e ritorno.
Ogni volta, al ritorno, cercavo di stare connesso a questo conflitto, come un assetato avevo sete di informazioni.
Volevo capire, io che della guerra non ho capito niente.
Continuando a non capire niente, sentivo progressivamente sempre più il bisogno di muovermi attivamente, di fare "qualcosa".
In prima persona.

Ce l’hanno presentata come “Babushka Vera” ed anche per noi è diventata immediatamente “nonna Vera”.
Mykolaïv, Ucraina, è domenica sera, sono le 8, ma il cielo è ancora chiaro, un temporale appena passato ha reso l’aria fresca e nitida.

