Intorpidita:
Beirut sembra avvolta da un grigio torpore, e con lei chi la vive.
I primi giorni facciamo fatica a riconoscere la città, di solito molto frenetica e caotica.
Le strade sono svuotate e piene di vetri per terra, anche in zone molto lontane dall’esplosione.
Le persone si sforzano di sorridere, ma la stanchezza che si trascinano addosso si percepisce.
E ci contagia.
Non facciamo particolari sforzi durante il giorno, ma al rientro in casa la sera sentiamo sempre una stanchezza di cui non capiamo la ragione.
“Andiamo in giro e vediamo i segni della morte, sentiamo il suo odore. Facciamo finta che tutto questo sia normale, ma non lo è”.






