Vivere immersi nella natura. Desiderare una quotidianità in un paradiso terrestre, pieno di terra fertile, alberi, animali, acqua. Vita.
Dove ci sono abbastanza risorse per tutti, per vivere più che dignitosamente, seguendo lo stile di vita campesino, fatto di duro lavoro, umiltà e contatto con la Terra. Senza giorni di ferie, di malattia, senza datori di lavoro, ma con la sola responsabilità di raccogliere quello che si è lavorato. Duro lavoro iniziale, che poi, negli anni, potrà venire ricompensato.
Ecco, questo non è possibile, perché sotto questo paradiso apparente, nel nord-ovest della Colombia, si nasconde l’inferno. Un inferno ormai presente da un tempo lunghissimo, conseguenza di un conflitto sanguinoso che affligge il popolo di questo Paese da decenni.
Un conflitto che diversi attori, stranieri e non, anche complici di una diabolica logica del profitto, hanno e continuano a perpetuare, soffiando sul fuoco della violenza.
E’ così che una comunità, una famiglia, un padre, una madre, un figlio, non sono liberi di vivere come vorrebbero a causa delle minacce, dirette e indirette, perpetrate dai gruppi armati illegali, la cui presenza si rende sempre più palese e visibile, anche attraverso azioni di arruolamento di nuovi elementi e appropriazione dei terreni circostanti.