COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 6 gennaio 2006

ULIVETO PALESTINESE DEVASTATO NELLE COLLINE A SUD DI HEBRON
La Polizia indaga tra i coloni del vicino insediamento

Più di cento olivi sono stati trovati danneggiati e tagliati via dagli abitanti del villaggio di At Tuwani all'alba di venerdì 6 gennaio.

L'oliveto si trova vicino al villaggio palestinese di At Tuwani (South Hebron Hills) nelle vicinanze della Main Road 317, la strada che collega Hebron a Beersheva, all'altezza dell'insediamento ebraico di Ma'on in cui risiedono alcuni fra i coloni più radicali e nazionalisti della West Bank protagonisti anche in passato di violenti attacchi a proprietà e persone e su cui sembrano concentrarsi le indagini della Polizia.

Gli olivi erano stati piantati circa trenta anni fa e si trovavano in piena produzione. Una prima stima valuta che ci vorranno 5 anni perchè i polloni tornino a fruttificare e altri cinque perchè la produzione torni ai livelli precedenti. Una perdita economica notevole per gente che vive di un’economia di sussistenza basata sulla pastorizia e sul raccolto dei campi in un'area classificata fra le più povere della West Bank da Nazioni Unite e Banca Mondiale Bank.

Recentemente sono stati emanati ordini di confisca per i terreni terreni adiacenti alla Main Road 317 al fine di costruire una barriera lungo il lato nord della strada per proteggere i coloni che vi transitano con grave danno della popolazione palestinese che vive a sud della strada. Circa 1500 persone saranno separate da Yatta, città dove hanno sede i principali servizi: ospedali, scuole e mercati per la vendita dei prodotti agricoli e l'acquisto di beni di prima necessità e dal resto della West Bank.

Da circa un anno e mezzo ad At Tuwani sono presenti volontari internazionali nonviolenti di Operazione Colomba e dei Christian Peacemaker Teams che effettuano un servizio di accompagnamento nonviolento dei bambini a scuola e delle persone impegnate in attività agricole o pastorali.

Operazione Colomba e’ un servizio della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che opera nei Territori Occupati Palestinesi e Israele dal 2002 con l’obiettivo di condividere la vita e le sofferenze delle persone colpite dal conflitto cercando di “costruire ponti” e “sanare ferite”.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 6 gennaio 2006

ABOUD: MANIFESTANTI INTERROMPONO I LAVORI AL CANTIERE DEL MURO

Checkpoint dell'IDF impedisce ad alcuni internazionali di raggiungere la manifestazione. Sit in di fronte ai soldati, la manifestazione riesce a bloccare i lavori. L'IDF spara diversi gas lacrimogeni e cerca di arrestare leader nonviolento palestinese.

Aboud, Ramallah area.

Questa mattina, circa 150 persone, cristiani e musulmani di Aboud, pacifisti israeliani e alcuni internazionali, tra cui volontari dell'Operazione Colomba hanno formato un corteo nonviolento cercando di raggiungere un tratto del cantiere del Muro in costruzione accanto al villaggio palestinese di Aboud.
Il Muro di Separazione vero e proprio è già stato completato sulla Green Line (il confine tra stato d'Israele e Cisgiordania; Territori Occupati nel 1967) ma a 6 chilometri ad ovest di Aboud il Ministero della Difesa d'Israele sta costruendo un'altra Barriera vicino al villaggio con il probabile scopo di annettere ad Israele i vicini insediamenti di Beit Arye e Ofarim, costruiti negli anni ottanta sulla terra della municipalità di Aboud e dichiarati illegali da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. I lavori stanno procedendo rapidamente e i macchinari sono al lavoro in quattro punti differenti.
Questa mattina l'IDF ha predisposto un checkpoint all'ingresso di Aboud e soldati israeliani erano presenti anche nei vicini campi cercando di impedire l'accesso ad Aboud ad internazionali ed israeliani. La manifestazione e' cominciata alle 12.30 e il corteo si è diretto al cantiere del Muro vicino al sito archeologico di Moqata.
L'esercito israeliano e il personale addetto alla sicurezza degli insediamenti hanno bloccato i manifestanti a 100 metri dal cantiere dove era al lavoro Caterpillar. Circa una trentina di soldati hanno fermato i manifestanti sparando anche gas lacrimogeni. Alcuni soldati hanno superato la prima linea del corteo impedendo a gran parte dei patecipanti di unirsi alla testa del gruppo. Gli attivisti sulla prima linea hanno comunque cercato di forzare lo sbarramento militare per raggiungere il tracciato del Muro senza riuscirvi. I lavori in questa sezione del cantiere sono stati comunque interrotti.
I soldati hanno tentato due volte di arrestare un leader palestinese nonviolento afferrandolo e cercando di trascinarlo via, l'uomo è stato liberato grazie all'interposizione di palestinesi, israeliani e attivisti internazionali. Alcuni bambini che stavano dietro ai manifestanti, precedentemente tagliati fuori dal corteo, hanno iniziato a tirare sassi in direzione dei soldati. Nel frattempo i manifestanti vicini al cantiere del Muro sono riusciti a mantenere un sit-in per circa un'ora. I bambini hanno continuato a tirare sassi e i soldati hanno risposto con bombe sonore e sei gas lacrimogeni arretrando poi progressivamente e lasciando il luogo. I manifestanti hanno occupato i campi e poi hanno dato fine alla manifestazione.

Operazione Colomba e’ un servizio della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che opera nei Territori Occupati Palestinesi e Israele dal 2002 con l’obiettivo di condividere la vita e le sofferenze delle persone colpite dal conflitto cercando di “costruire ponti” e “sanare ferite”.

COMUNICATO STAMPA
Nord Uganda - 26 dicembre 2005

L'ESERCITO REGOLARE UGANDESE APRE IL FUOCO SU CIVILI NEL CAMPO PROFUGHI DI NEI PRESSI DI OPIT

Nord Uganda: il 26 dicembre scorso a Lalogi, un campo profughi nei pressi di Opit, 30 km sud est del capoluogo Gulu, l'esercito regolare ugandese ha sparato sui civili del campo profughi uccidendo sei persone e ferendone almeno 15. Le persone si erano recate presso gli alloggiamenti dei militari per chiedere giustizia per l'uccisione di un ragazzo avvenuta da parte di un militare la sera prima : il ragazzo , che stava rientrando insieme alla fidanzata da un festa, si era rifiutato di concedere la ragazza al militare, in risposta è il soldato ha aperto il fuoco uccidendolo.
Oggi 27 dicembre si è recato sul posto un gruppo formato dalla commissione Giustizia e Pace della diocesi di Gulu e dai volontari dell'Operazione Colomba che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti. Forte lo sconcerto e lo scoramento da parte della popolazione locale, vessata da quasi 17 anni di guerriglia e costretta dal 1996 dal governo a vivere in campi profughi.
Episodi simili sono non sono infrequenti: mentre in linea teorica i miltari sono nei campi per difendere le persone , nella concretezza gli episodi di violenza anche armata si ripetono, demoralizzando un popolo, 1 milione e mezzo di persone, l'intera popolazione dl Nord Uganda, costretto a subire una violenza inaccettabile.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 10 dicembre 2005

IL PATRIARCA LATINO DI GERUSALEMME PREGA E CAMMINA CON IL SUO POPOLO OPPRESSO

Aboud, Ramallah Area
Domani, Domenica 11 dicembre, il Patriarca Latino di Geusalemme Michael Sabbah celebrerà la Santa Messa ad Aboud. Dopo la Messa tutta la popolazione di Aboud, musulmani e cristiani, bambini, donne, uomini, il gruppo scout, la banda e tutte le associazioni si uniranno in un corteo che cercherà di scendere fino al cantiere della Barriera Speciale, in costruzione vicino al paese. Al termine di un breve momento di preghiera, Sua Eccellenza pianterà un albero di ulivo, simbolo delle centinaia di ulivi che il progetto della Barriera Speciale sradicherà o isolerà dal paese.

Alla manifestazione saranno presenti anche alcuni membri della Knesset israeliana, leader religiosi musulmani, personalità palestinesi e attivisti nonviolenti israeliani e internazionali. Da quattro settimane Aboud ha iniziato a manifestare in modo nonviolento contro la Costruzione del Muro che confischerà circa 300 ettari, anche coltivati ad ulivi e con una grossa falda acquifera. Circa 25 ettari (di cui molti a ulivi) verranno distrutti dalla costruzione della barriera metallica e con la fine dei lavori, una fascia di terreno larga 100 metri (Buffer Zone) lungo tutta la lunghezza della barriera sara' vietata a chiunque per motivi di sicurezza. Nonostante il Muro di Separazione sia già stato ultimato sulla Linea Verde (limite tra Stato d’Israele e Cisgiordania occupata dal 1967) con questo cantiere si sta costruendo un Muro aggiuntivo vicino ad Aboud per proteggere i due insediamenti di Bet Arye e Ofarim costruiti negli anni ottanta su terra di Aboud e definite illegali dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Questa seconda barriera entra fino a 6 kilometri a est dalla Linea Verde. Il bilancio delle manifestazioni delle ultime settimane non è positivo: l'esercito ha sempre impedito che la manifestazione nonviolenta arrivasse sul cantiere con blocchi di filo spinato, presidi di soldati, lancio di lacrimogeni e soundbomb, cariche e manganellate. Nonostante alcuni manifestanti abbiano reagito in modo violento con spinte, bastonate e sassi, la maggior parte degli attivisti ha mantenuto un comportamento assolutamente nonviolento. Durante le tre manifestazioni sono stati arrestati tre palestinesi e quattro israeliani, quattro hanno subito un pestaggio dopo l'arresto. Ci sono stati diversi feriti colpiti dai lacrimogeni, dalle soundbomb e da proiettili di gomma. I lavori stanno procedendo speditamente: il cantiere è aperto in quattro punti e si stima che, proseguendo con questo ritmo questa sezione di barriera sarà completata in un mese circa.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 9 dicembre 2005

MANIFESTAZIONE NONVIOLENTA CONTRO IL MURO NEL VILLAGGIO DI BI'LIN
Sparati numerosi lacrimogeni, arrestato un manifestante israeliano.
Tra gli osservatori John Dugard e Darka Topali, alti funzionari ONU per i diritti umani

Bil'in, Ramallah Area - Questa mattina un centinaio di manifestanti tra cui numerosi pacifisti israeliani e internazionali hanno formato un corteo pacifico portando piante di ulivo da piantare sul tracciato del Muro di Separazione nei pressi dell'insediamento di Mod'in Ilit.

Non appena il corteo si è trovato sul cantiere, prima ancora che la manifestazione vera e propria iniziasse l'esercito ha arrestato un attivista israeliano. Subito dopo è iniziato un fitto lancio di gas lacrimogeni seguiti da ripetute cariche delle forze dell'ordine che hanno respinto il corteo di diverse centinaio di metri. I dimostranti, ricompattatisi sono riusciti a tornare sul tracciato del Muro e a piantare alcuni alberi di ulivo. Quattro giovani coloni osservavano da poco distante scattando foto.
La manifestazione è proseguita con diversi momenti di tensione in cui i soldati hanno spinto e strattonato diverse persone presenti. In particolare i soldati hanno cercato di arrestare un ragazzino malmenandolo e schiacciandolo a terra. I manifestanti e i giornalisti presenti sono riusciti a farlo rilasciare. In seguito un ufficiale ha dichiarato la zona "area militare chiusa" e ha quindi ordinato ai presenti di evacuare in cinque minuti. Subito dopo soldati e poliziotti hanno cominciato a spintonare le persone che si avviavano verso il villaggio, in alcuni casi gettandole a terra.
Nessuno dei coloni è stato invitato ad evacuare ne è stato arrestato pur rimanendo all'interno dell'area militare chiusa.

Nei pressi del cantiere erano presenti anche alcuni osservatori delle Nazioni Unite tra cui John Dougard, special rapporteur ONU per i Diritti Umani e Darka Topali dell'Ufficio dell'Alta Commissione ONU per i Diritti Umani. Nonostante gli osservatori fossero a notevole distanza dal luogo della manifestazione sono stati oggetto del lancio di alcuni lacrimogeni.

Alla manifestazione erano presenti due volontari di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace della comunità Papa Giovanni XXIII.