Camminando per i quartieri distrutti di Homs, porti dentro una curiosità quasi morbosa su ciò che ci circonda.
Si vorrebbe capire, toccare con mano le rovine, divorare con lo sguardo, dopo anni passati a sentire racconti e a guardare foto e mappe nei campi profughi del Libano.
Poi a Homs ci si arriva per davvero, la seconda volta nel giro di un anno, a percorrere queste terre.
Il vuoto che c’è intorno però non parla, ti risucchia in un vortice dove non esiste senso, e i pensieri e i panorami sono tutti uguali.
Ti aspetti di provare qualcosa di particolare, e cammini, e fai foto in queste zone dimenticate dal mondo e devastate dalla violenza, e vai sempre più avanti, tra pozzanghere e civili in cerca di legna da rubacchiare per bruciare e riscaldarsi.
Cerchi qualcosa e non lo trovi, e ti chiedi perché.





