Un sorriso brillante le illumina il volto mentre saltella in preda all'euforia da una parte all'altra della stanza, ora rincorrendo giocosamente una palla, ora fingendosi una maestra severa e noi alunni poco diligenti.
Come se questa stanza si trasformasse e potesse assumere qualsiasi forma nella sua fantasia da bambina.
Un corpicino esile, avvolto da un pigiama giallo acceso, cela in realtà un'energia e una vivacità inesauribili, che si mostrano in maniera particolare per l'emozione della nostra presenza.
Ad un tratto prende il mio quaderno, ci scherza, poi, con fare deciso, abbozza qualche disegno, un cuore, una ragazza, e il suo nome in arabo: “Liubaba Walid Al-Almadi”.
Liubaba è la più piccola della famiglia e della Siria non si ricorda un granché.





