Qualcuno ha mai sentito il tonfo sordo di un colpo, sferrato sul corpo di un uomo inerme?
Assomiglia a qualcosa che sbatte forte contro una superficie, nell’immediato si percepisce anche un gemito flebile, l’aria che lotta per uscire dai polmoni contratti, la bocca che gorgheggia.
Il corpo percepisce una pausa, breve quanto basta per accendere una flebile speranza che la botta ricevuta fosse l’ultima, poi i secondi passano e ne giunge un’altra più forte, che scaglia a terra chi ha subito il trauma.
Come un’altalena, dove dolore e abusi si sovrappongono gli uni sugli altri.
L’unica assente è l’umanità.
Arriva la mano sollevata, affonda, ricarica con maggiore enfasi, e scarica nuovamente.





