Palestina/Israele
Reportage dei volontari di Operazione Colomba dai villaggi palestinesi inclusi nella Firing Zone 918, dove l'esercito israeliano sta effettuando manovre militari

At-Tuwani (Cisgiordania), 26 gennaio 2013, Nena News - L'atmosfera è surreale. Sembra di stare in qualche film di guerra, mentre camminiamo con Tareq da Jinba a Al Mirkez, villaggi palestinesi della zona denominata "Firing 918" (http://nofiringzone918.org/), nel sud più a sud della West Bank. Tutt'intorno a noi centinaia di soldati israeliani si preparano per la prossima guerra, correndo con i fucili in pugno, piantando i mitra per terra e provando a mirare, costruendo trincee, urlandosi addosso l'uno contro l'altro.

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Palestina/Israele

"Il deserto era la loro casa, aperta, illimitata". (M.Mazzantini, Mare al mattino)

"Firing Zone" sembrava qualcosa di talmente lontano, di talmente altro dalla nostra vita a Tuwani quando d'improvviso è diventato un argomento preponderante, tema di incontri, motivo di studio e di rete con altre organizzazioni, motivo di preoccupazione dopo i primi avvenimenti spiacevoli a inizio novembre. Come ogni volta, le Colombe spaziano per questi cieli ma sanno tenere i piedi per terra, si rimettono ai palestinesi, e partono per conoscere chi sono questi sette villaggi.

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Palestina/Israele

Arriviamo in un villaggio sperduto in mezzo alle immense distese di terra semi-desertiche del nulla. Il nulla che diventa tutto: vita, sopravvivenza, quotidiano scorrere lento di gioie e dolori. Halaweh è un piccolissimo villaggio palestinese al confine con Israele, quasi a ridosso della linea verde.
Poche case, alcune grotte e un paio di tende, donne, uomini, bambini e tante pecore e capre.

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Palestina/Israele

Sono le 6.00 quando usciamo.
Sveglia-caffè-zaino-scarpe in automatico.
Fuori dalla porta ci aspetta H, l'uomo che si è inventato la resistenza qua, in questa terra di ulivi e sassi, di spiritualità e morte.
A fianco a lui, sigaretta accesa e dopo un bagno nel dopobarba, l'autista.

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THIS MUST BE THE PLACE
Campagna per l’abolizione della “Firing Zone 918” nelle South Hebron Hills

Questa storia parla di libertà, emancipazione e giustizia. Tutto ha avuto inizio tredici anni fa quando le autorità israeliane decisero di evacuare, per “esigenze militari”, una vasta area nelle colline a sud di Hebron (Cisgiordania), denominata “Firing Zone 918”. Dopo la demolizione dei dodici villaggi palestinesi presenti nell’area e la deportazione dei loro abitanti, circa un migliaio, le comunità palestinesi della zona dovettero decidere come reagire: se attraverso la violenza o la nonviolenza.
Con l’aiuto di alcuni attivisti e avvocati israeliani, i palestinesi furono così coraggiosi da scegliere la via della nonviolenza. Questo fu l’inizio di un’incredibile esperienza di resistenza popolare che diede vita al South Hebron Popular Committee. Molte sono state le difficoltà e gli ostacoli lungo il cammino, ma allo stesso tempo molte sono state le vittorie.
Oggi, proprio come tredici anni fa, su quegli stessi villaggi e sui loro abitanti pende nuovamente la minaccia di un’evacuazione. Questa volta però i palestinesi delle colline a sud di Hebron non devono più scegliere tra violenza e nonviolenza, perché oramai sanno che la nonviolenza è l’unica via.

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