Giovedì 28 settembre 2023.
Sono tornata frastornata da questo viaggio incredibile in Palestina, come quando si riemerge in superficie dopo un’immersione in mare e finalmente si torna a respirare a pieni polmoni. I pochi giorni del viaggio sono stati così pieni e intensi che mi è sembrato che le giornate durassero 48 ore e che la mia vita scorresse al doppio della velocità normale.
Ma del resto in Palestina – a dispetto della cultura che si perpetua generazione dopo generazione, al ritmo lento delle tradizioni – la vita quotidiana scorre velocissima: ogni giorno potrebbe essere l’ultimo per calcare il suolo del proprio uliveto, o per abitare la propria casa, o per pregare nella moschea sotto casa. Non c’è tempo per stare a piangersi addosso: la vita è adesso, e ciascuno sa benissimo che per garantirsi il mantenimento dei propri Diritti – per quanto già molto compressi – dovrà fare la sua parte, che sia un ragazzino che va a scuola, o un anziano che vuole solo raccogliere le olive nel proprio giardino.
Ho avuto la fortuna di incontrare chi ha deciso di sfidare questa situazione e per questo corre come un atleta; qualcuno batte lo scorrere accelerato degli eventi in velocità, qualcun altro in resistenza, qualcuno in strategia, come un pugile intelligente che studia le mosse altrui per prevenire il colpo fatale sul ring.

Questo testo è stato scritto da Mohammed Hureini, attivista palestinese del Masafer Yatta (colline a sud di Hebron), dopo essere stato ingiustamente arrestato il 5 agosto 2023, mentre pascolava sulla sua terra.





