Operazione Colomba – report mensile delle attività in Albania – settembre 2019

Situazione attuale
All’inizio del mese di settembre il fenomeno della “vendetta di sangue” è emerso dalle cronache per un caso di omicidio avvenuto a Bulqizë (regione di Dibër). Un giovane ha ucciso un suo amico per motivi ancora poco chiari, e le forze dell’ordine – temendo la vendetta da parte della famiglia della vittima – hanno presidiato la casa della famiglia del colpevole.
Inoltre, una lunga analisi del fenomeno e delle sue conseguenze è apparsa sui media albanesi, a partire dalla vicenda di un conflitto sorto nel 1997 e degenerato in una “vendetta di sangue” fino ad oggi. L’esortazione dell’editoriale è un richiamo alle Istituzioni albanesi affinché eliminino definitivamente questa piaga sociale, in netto contrasto con le richieste di modernità e sviluppo dell’Unione europea.

Condivisione, lavoro e novità sui volontari
A settembre la presenza dei volontari sul campo si è concentrata prevalentemente sulle visite domiciliari presso le famiglie coinvolte nel fenomeno della “vendetta di sangue” – un modo per realizzare un’azione di monitoraggio delle situazioni più critiche attraverso lo strumento della condivisione diretta.
In particolare, ci siamo confrontati con un giovane uomo che ha perso il fratello l’anno scorso per motivi di vendetta. I vicini di casa esercitano su di lui una forte pressione negativa, fatta di allusioni e di istigazioni a farsi giustizia da sé. Tuttavia lui resiste alla tentazione della vendetta, consapevole che l’unica conseguenza possibile in tal caso sarebbe l’aggravamento delle sofferenze per la sua famiglia. Cerchiamo di sostenere il più possibile il suo fragile equilibrio con la nostra presenza, anche solo trascorrendo insieme un pomeriggio, mentre tutta la famiglia prepara il raki (grappa locale) con l’uva raccolta nell’orto.
A metà mese ci siamo recati a Tropoja per qualche visita di monitoraggio e per mantenere i contatti con alcune famiglie conosciute durante il campo estivo realizzato nel mese di luglio.
Condividere significa anche incontrarsi per celebrare insieme momenti di gioia. Così è stato per una visita a una signora che ha voluto ospitarci a pranzo per sdebitarsi con noi; ci ha ringraziato molto degli anni trascorsi in Albania in cui l’abbiamo accompagnata nel suo percorso di avvicinamento alla famiglia avversaria nel conflitto in cui è coinvolta. Un altro momento di gioia condivisa è stato il battesimo dei figli di una famiglia in “vendetta di sangue”. Il padre dei bambini è in carcere per omicidio a causa della vendetta; mentre la madre, nonostante le molte difficoltà, cerca di garantire ai suoi figli una buona istruzione e di crescerli secondo i valori della giustizia e della riconciliazione, anche attraverso un’educazione cristiana.
Infine, sono stati realizzati due accompagnamenti in carcere per le mogli di due detenuti per omicidio e tentato omicidio per motivi di “vendetta di sangue”.

Rapporto con le istituzioni e società civile
Durante la 42° sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, il 19 settembre sono stati comunicati gli esiti del terzo ciclo di Universal Periodic Review sull’Albania. In questa occasione, l’Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha status consultivo presso Ecosoc, ha fatto un intervento, rappresentativo anche delle posizioni di Operazione Colomba, per raccomandare e rafforzare l’impegno del Governo albanese a contrastare diverse piaghe sociali che caratterizzano il Paese, tra cui il fenomeno della “vendetta di sangue”, la violenza domestica, la discriminazione contro le minoranze e le violazioni dei diritti dei bambini. Rispetto al fenomeno della “vendetta di sangue”, l’Associazione ha espresso il proprio apprezzamento per il riconoscimento, da parte di alcuni Stati membri del Consiglio, dell’esistenza di questa pratica e per l’idea di creare un database relativo alle famiglie che ne sono coinvolte. Tuttavia ha anche ricordato alle Istituzioni albanesi di adottare ulteriori misure di prevenzione e contrasto al fenomeno, sostenendo percorsi di mediazione e forme di giustizia riparativa tra le famiglie colpite da questa piaga sociale.