SIRIA-LIBANO / Agosto 2026

Situazione attuale e Attività volontari/e

“Quando ho ricevuto il vostro ultimo Report, l’ho tradotto in arabo ed è stato molto significativo per me. È proprio così. Non siete giovani che vengono qui per fare ciò che vogliono. No. Quando siete qui, ci date speranza. Quando siete qui contribuite a dare significato alle nostre vite. Ci fate incontrare per fare delle cose insieme e ci ricordiamo della nostra umanità. Ce n’è davvero bisogno nel nostro Paese. Grazie ancora, con la speranza di rivedervi presto e tornare a fare sempre più cose insieme”.

Un messaggio molto sentito quello di D. che da Qusayr, il luogo nella provincia di Homs dove abbiamo vissuto per un anno e mezzo, ci fa arrivare il suo calore e il suo affetto, in questo momento che non c’è una presenza della Colomba sul campo. Con lei e tante altre donne, le volontarie hanno potuto realizzare diverse attività, ed è grazie a loro se sono riuscite ad “esplorare” anche aspetti più personali delle persone che ci hanno guidato nella nostra quotidianità.

Anche tramite i siriani arrivati negli anni in Italia con i Corridoi Umanitari, ci arrivano saluti di parenti in Siria, senza mancare di chiederci come stanno i motatawa’iyn, i volontari, che hanno conosciuto sul campo. A volte menzionano nomi di Colombe passate anche per un periodo breve, ma con cui non è stato difficile stabilire una connessione.

“L’ha chiamato Rasul” fa sapere H. per comunicarci che sua figlia S., conosciuta quasi dieci anni fa, ha partorito.

“Se dobbiamo continuare a vivere così, preferisco tornare nella mia terra”. Questa famiglia è ancora in Libano ma, ogni volta che ci parliamo, manifesta sempre più forte la volontà di tornare in Siria. Volontà che deve purtroppo fare i conti con le condizioni materiali che non permettono il trasferimento: la casa non c’è più, il carovita è spietato e c’è carenza di lavoro.

Come mantenere la relazione? Che eredità raccogliere da questa presenza decennale? Questi sono solo alcuni dei quesiti a cui rispondere nel vivere la lontananza da persone che non mancano di far sentire la loro vicinanza, con la consapevolezza che loro non possono permettersi di fermarsi sulla via della ricostruzione di sé stessi e della loro terra.