Situazione attuale e Attività volontari/e
È stato un mese molto sentito sul campo perché la presenza di Operazione Colomba, dopo 13 anni al fianco dei Siriani, dapprima rifugiati in Libano e successivamente in Siria, a fine mese è stata sospesa.
Durante il mese di luglio, le attività e gli incontri con le persone frequentate quotidianamente si sono dunque svolte all’insegna dei saluti, dei ricordi condivisi e dei momenti di festa, per celebrare il percorso fatto insieme.
Anche il percorso di capacity building, durato otto “moduli”, che ha esplorato le competenze della progettazione e tematiche come la risoluzione di conflitti, l’hate speech e il dialogo comunitario (coinvolgendo una trentina di ragazzi e ragazze di cinque villaggi della zona rurale di Qusayr, con diverso background migratorio e confessionale), si è concluso con un momento di restituzione e di festa.
“Credevo di essere sola nel volermi dar da fare, ma ora ho scoperto che siamo in tanti a volerci attivare per le nostre comunità”.
Nonostante gli interrogativi e le incognite sul da farsi dopo questo percorso, questa forse è la frase che meglio racconta il significato profondo e il buon esito che ha avuto far incontrare e far stare insieme i giovani di questi posti.
Il gruppo di donne dello yoga ha scelto di dedicarsi una giornata sul fiume Oronte per salutare le volontarie. In questa occasione, il gruppo ha allargato l’invito a tutte le donne che sono state accanto alla nostra presenza in modo da creare quello che ci riesce meglio, cioè far incontrare le persone, fare comunità proprio con coloro che la costituiscono.
I momenti dedicati alla pratica della lingua inglese hanno avuto come appuntamento conclusivo un incontro in cui ci siamo raccontati esperienze di quotidianità che hanno portato con sé anche idee e ambizioni per il futuro.
Nel frattempo, attorno a noi, continua la lenta e delicata ricostruzione della società e delle strutture, lasciando le persone sempre in bilico tra timori e speranze, in una situazione che dà l’idea di essere in costante evoluzione.
In questo contesto abbiamo accompagnato diverse famiglie che stanno affrontando le fatiche del rientro, in una terra dove è tutto da ricostruire. Siamo stati al loro fianco durante la ricostruzione della casa per riuscire ad avere un tetto prima che arrivi l’inverno.
Siamo anche stati testimoni di famiglie che finalmente si ricompongono: dopo tanti anni si ritrova chi non ha mai lasciato il Paese e chi ha vissuto in diaspora in Europa o in Libano. Sono queste le circostanze in cui gli affetti possono finalmente lasciarsi andare ad abbracci, emozioni e lacrime cariche di gioia e di consapevolezza, perché c’è tanto da rielaborare, pensando in primo luogo a coloro che non si potranno abbracciare fino a quando non si sarà compreso nel profondo chi si è diventati dopo 15 anni di guerra, ognuno con il proprio vissuto.
Infine anche noi abbiamo vissuto il nostro momento di “celebrazione”, di una presenza che parte da lontano, invitando tutte le persone che abbiamo conosciuto in questo tempo, per un saluto. Qualche giorno prima della partenza, la casa delle “Colombe” di Qusayr si è gremita di chi ci ha accompagnato... da Homs fino all’ultimo villaggio prima del confine libanese: sunniti, cristiani, alawiti, chi è potuto è venuto a salutarci.
Vecchie conoscenze dei “giorni del Libano” che abbiamo ritrovato in Siria e che magari hanno parenti arrivati in Italia, seduti accanto a chi abbiamo conosciuto qui solo qualche mese fa.
Un modo per dire che chiunque abbiamo incontrato lungo il nostro cammino ha fatto parte dello stesso viaggio.
Operazione Colomba in Siria, al momento, chiude la presenza sul campo, fiduciosa che questo viaggio darà frutto con i siriani conosciuti che lo porteranno avanti con le loro vite.




