Situazione attuale
Siria
In questo mese la speranza dei siriani di ritrovare i parenti dispersi nelle carceri del regime si è affievolita, anche se la rete di Syrian Campaign con Families for Freedom e altri gruppi continuano a chiedere verità e giustizia con le loro campagne di advocacy, con le manifestazioni e gli incontri istituzionali.
Proprio a livello istituzionale a inizio anno una delegazione di Ministri degli Esteri europei ha avuto un primo incontro con il Presidente ad interim, mentre a fine gennaio il Paese ha visto la nomina, a Presidente di transizione, di Ahmad Al Sharaa e di seguito la prima visita ufficiale al nuovo governo siriano da parte dell’emiro Tamim del Qatar. Inoltre è stata siglata dall’Unione Europea una roadmap che definisce i passi da compiere per alleggerire le sanzioni sulla Siria e facilitare al Paese una (sicuramente) lenta ripresa economica.
Sul territorio siriano sono continui gli scontri armati nella regione di Latakia tra le forze di sicurezza del nuovo Presidente e i gruppi lealisti al regime di Assad. Anche nella provincia di Homs è stata portata avanti una campagna per disarmare e contenere gruppi di lealisti ancora armati.
Nel frattempo nel nord-est i combattimenti tra Syrian National Army, supportati dalla Turchia, e le Syrian Democratic Forces, appoggiate dagli Stati Uniti, si sono intensificati. Inoltre Israele ha sfruttato questo mese per proseguire e intensificare l’occupazione nei territori del Golan.
Infine è stata accolta con clamore da molti la notizia dell’arresto di Atef Najib, ufficiale siriano famoso per essere l’impunito responsabile delle torture ai bambini di Daraa nel 2011, tra i quali Hamzeh Al Khatib, la cui foto ha girato su poster e manifesti dal giorno della caduta del regime in poi.
Libano
Il 9 gennaio 2025 Joseph Aoun è stato eletto Presidente della Repubblica Libanese, carica rimasta vacante negli ultimi due anni a causa delle forti tensioni politiche all'interno del Paese. La sua elezione è stata sostenuta dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita. Il 13 gennaio il neoeletto Presidente ha nominato Primo Ministro Nawaf Salam, Presidente della Corte internazionale di giustizia, con l'incarico di formare il governo, sostenuto principalmente dalle forze politiche opposte al gruppo Hezbollah. Il partito armato al momento appare sempre più isolato e indebolito, e proprio questa sua posizione inedita può rappresentare il movente ad attivare nuove forme, anche violente, di negoziazione interna nella delicata fase di transizione politica e istituzionale libanese.
Un’altra data fondamentale è stata il 26 gennaio, giorno in cui era prevista la fine delle operazioni di ritiro militare israeliano dal sud del Libano. Nonostante la tregua, iniziata il 27 novembre del 2024, gli attacchi delle forze israeliane sul territorio libanese sono stati numerosi, causando ulteriori morti.
Nel momento in cui Israele ha dichiarato di non voler ritirare l'esercito dai territori libanesi occupati, la reazione immediata è stata di preoccupazione. Si è temuto che gli scontri sarebbero tornati allo stadio iniziale, ma alla fine Libano e Israele sono giunti ad un prolungamento della momentanea tregua fino al 18 febbraio.
Anche i confini con la Siria sono motivo di discussione vista la chiusura delle frontiere siriane per i cittadini libanesi sprovvisti di residenza o motivi ufficiali per un ingresso nel Paese.
Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie
Dopo il rientro in Libano, avvenuto a fine dicembre, i volontari e le volontarie hanno ripreso le loro attività, stabilendosi non più nel campo profughi di Tel Abbas ma a Miniara, ospiti dell'Associazione Shining in Peace.
In questa prima fase si sono concentrati molto sulla visita alle famiglie per capire come stanno, come hanno vissuto l'ultimo periodo, ma anche come immaginano il loro futuro. Si respira un'aria diversa tra le persone dopo la caduta del regime e anche i discorsi hanno una nuova prospettiva. La gente inizia a pensare e progettare un rientro stabile in Siria, anche se sono poche le famiglie che lo hanno già fatto. Qualcuno è tornato solo per vedere la situazione della propria casa, nella maggior parte dei casi distrutta oppure con molto lavoro da fare perché razziata da atti di sciacallaggio. Per di più spesso le persone non hanno i soldi per affrontare il viaggio di rientro e stabilirsi nuovamente nel loro Paese.
A metà mese i volontari e le volontarie hanno fatto un viaggio esplorativo nella valle della Beqaa per ritrovare alcune famiglie e per parlare con attivisti con i quali hanno scambiato informazioni e pensieri sul futuro della Siria e dei profughi in Libano.
Nelle ultime settimane, infine, si è cercato di lavorare ad un possibile viaggio in Siria, che si è concretizzato, con grande emozione, gli ultimi giorni del mese e i primi del successivo. (Racconto del viaggio nel Report di febbraio).
Voci dal cambiamento in Siria
Approfondimento: La lunga strada verso un nuovo futuro post-Assad (ING).




