Rientro

Diario di Agnese - 5
 
Sono stanca e sono piena.
Mi resta impressa fortissima la convivenza tra vita e distruzione: i negozi luminosi e moderni al piano terra di edifici diroccati ai piani superiori.
Mi restano le parole di W. quando mi porta a vedere casa sua, completamente distrutta:
"Non sono stati dei nemici a ridurre la mia casa così. È stato il mio governo... il mio".


Mi resta forte impresso quanto il male che l’uomo è capace di fare sia sotto gli occhi di tutti… camminando attraverso la distruzione si vede tutti i giorni dove può arrivare la follia della guerra.
Mi resta forte anche la sensazione che tutto sommato la guerra non ha vinto del tutto, perché non è la fine.
Si respira speranza.
Mi resta forte il desiderio respirato dal gruppo di Colombe di essere un mattoncino di questa speranza, anzi più un puntello, che dopo i terremoti si mettono nelle case pericolanti per tenerle su. Dove c'è vita e possibilità, noi ci mettiamo a fare il puntello per tenere su.
Non sappiamo quante persone saranno disposte a mollare lavori, stipendio e comodità per fare parte della Colomba qui e investire sulla speranza, una cosa molto più impalpabile dei progetti che costruiscono pozzi (fondamentali) o altro.
Eppure sento chiaramente che è stato, ed è, importante essere qui: aver accompagnato i siriani a casa, monitorare questa ripresa di quotidianità, mettere le basi per poterci essere, qualunque cosa accada e qualunque piega prenda la situazione, non lasciare soli questi posti sperduti che hanno sofferto l'inimmaginabile.
Come dice Francesco Gesualdi: “in fondo la nostra più grande aspirazione è diventare inutili”...un po' me lo auguro, un po' temo che non sarà così.