Dal basso

Diario di Agnese - 4
 
Mi svegliano alle 6 un galletto e il canto del Muezzin.
Gli altri ormai si sono abituati, anche per me era così quando vivevo qui.
Ma ogni volta si ricomincia da capo.
Oggi seguirò il gruppo nelle attività locali.


Stanno cercando di organizzare dei momenti comuni interreligiosi in occasione del ramadan e della quaresima, che quest'anno coincidono per un pezzetto.
I musulmani avranno il loro mese di digiuno, che ormai conosciamo tutti anche in Italia.
I cristiani hanno i 40 giorni di penitenza, che da noi passano inosservati ma qui sono un digiuno da mezzanotte a mezzogiorno e astinenza da qualunque prodotto animale.
La Siria è davvero grande e spostandosi non cambia solo la geografia paesaggistica ma anche quella etnica e culturale.
A Quseyr siamo in un'area mista, abitata da diverse confessioni: sunniti, alawiti, siro-cattolici e greco-melchiti.
A nord invece si trovano i curdi.
Non è facile per chi arriva orientarsi tra tutte queste differenze, che contengono affinità e diffidenze.
Ieri A., un nostro amico giornalista di Aleppo, che ora lavora a Damasco per Al Jazeera ci raccontava della situazione al Nord, di come gli accordi abbiano fatto tacere le armi, ma tra i curdi covi il malcontento.
Dice che la sfida sarà fare comunità dal basso, tra le persone.
Noi questo lavoro “dal basso” proviamo a promuoverlo qui, partendo appunto dalla società civile.
La guerra sappiamo tutti come si fa, perché la studiamo fin dalle elementari: come si attaccano gli stranieri, quali armi ha inventato l’umanità nel corso della storia; lance, scudi, trincee, polvere da sparo…
Invece sulla Pace siamo ignoranti.
Quali sono gli strumenti che si usano?
Come si evitano le rappresaglie e le vendette?
Come si ricostruisce la società civile?
Non studiamo le riconciliazioni, ci limitiamo per lo più a memorizzare le date degli accordi di Pace. È un sapere da scoprire e ricostruire.
Noi proveremo a partire dalla fascia più giovane e dalle donne.
Stiamo organizzando un momento di yoga per donne a casa nostra, pensato per alawite, cristiane e musulmane.
Uno yoga interculturale.
Proviamo a creare uno spazio "neutro" dove incontrarsi e avvicinarsi senza bisogno di parole.
Passiamo la giornata a fare gli inviti, che non sono comunicazioni veloci ma lente visite in cui ci mettiamo in ascolto e facciamo la proposta.
Io vado con P. che è qui in Siria da 4 mesi e da 3 anni è in Libano con la Colomba, e andiamo da una famiglia Cristiana.
Loro sono tornati qui molto prima dei sunniti, la loro casa è carina e dignitosa, niente a che vedere con i saloni spogli e freddi di chi è tornato da poco.
Ci chiedono di noi, del perché siamo qui.
Le loro domande sono anche incalzanti e provocatorie.
Quanti soldi portiamo? Cosa facciamo concretamente per loro?
Mi sembra che desiderino essere visti nella loro fatica e paura.
"I nostri vicini sono tornati e va bene così.
Noi non abbiamo fatto nulla… e nemmeno loro.
Ma non ci sentiamo sereni e sicuri.
Questo nuovo governo mi ha tolto il lavoro.
Io lavoravo in amministrazione, ero vicina alla pensione. Non è che ero col governo… era solo il mio lavoro da 30 anni".
Le chiedo cosa desidera più di tutto e cosa si augura per il futuro.
"La sicurezza, di poter vivere tranquilla senza paura coi vicini e nel mio Paese".
P. mi racconta che durante le prime visite alcune famiglie cristiane avevano davvero parole forti verso i sunniti, come se fossero tutti pericolosi.
Noi colombe abbiamo raccontato di come abbiamo vissuto con loro nei campi, di come li abbiamo conosciuti e di come siano persone esattamente come loro.
Piano piano si sta aprendo una breccia di possibilità nelle loro parole.
Qualche giudizio in meno e qualche apertura in più.