Partenza

Diario di Agnese - 1

La prima cosa grande è questa: è tanto che non parto, ma ora posso farlo.
Sto partendo per la Siria.
E posso farlo perché il mio passaporto, a differenza di quello di altri, apre le porte di più di 180 Paesi.
Un privilegio che non vale per tutti, e certamente non per i siriani.
Me ne accorgo anche da questo: “partire” è qualcosa di speciale.


Lo capisco dalle persone che mi scrivono, chiedendomi di portare con me piccoli oggetti, cose che da sole non potrebbero viaggiare.
Alcune donne siriane arrivate qui con i Corridoi Umanitari mi affidano regalini per le feste per le nipotine mai conosciute o documenti per un ricongiungimento che da mesi non arrivano e si perdono chissà dove.
Poi mi affidano desideri.
Portami qualcosa da Damasco, un vasetto di terra, un portachiavi.
Un pezzo di terra che ormai non esiste più e sta sbiadendo anche nei ricordi.
Quindi oggi sono qui.
Con una borsa che è mia per metà… anche meno.
Il resto sono strumenti per cucire relazioni strappate.
Gino Strada diceva "I Diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi".
Oggi questo privilegio lo sento ancora più forte, perché per un attimo, anzi un'ora, mi sfugge tra le mani.
Mi bloccano al check-in per una questione di visti.
In attesa di un ok da Damasco che non arriva e infine mi restituiscono il passaporto dicendomi "signora è finita, noi chiudiamo".
Ho il cuore in gola.
Lo sguardo mi va alla valigia piena di cose, non mie, da consegnare.
Penso alla volontaria che mi ha appena scritto dicendomi che non vede l'ora di abbracciarmi (e avere la moka e il parmigiano).
Improvvisamente capisco M. che non parla più con nessuno da quando gli hanno negato il visto di entrata in Italia per visitare la sua famiglia.
Non è che lo capisco solo ora, lo capivo anche prima, ma lo sento, sento la delusione, la rabbia, lo sconforto.
Tutto in pochi minuti in cui sto impallata davanti al gabbiotto della compagnia area cercando una soluzione "pacifica" con la mal capitata hostess.
Perché queste tratte aeree non sono vasi comunicati.
Io vado. Io torno.
Ma chi vado a trovare non può venire qui.
Chi è venuto coi Corridoi Umanitari invece non può tornare.
Le persone sono separate da muri di burocrazia e legalità.
Anche io sto sbattendo con un inghippo burocratico.
Poi a sorpresa, con la pazienza, un po' di comunicazione nonviolenta, e forse qualche spinta dall'alto, alla fine ce la faccio.
Ho il boarding pass, posso andare.
Sono sudata di paura e di gioia, di spavento ed eccitazione, tanto che riesco pure a sbagliare il gate e mi trovo davanti alla scritta Marrakech... , arrivo al mio che ormai sono ultima.
L'hostess se la ride... "Signora, guardi che adesso può ricominciare a respirare eh".
Insomma, oggi si parte.
Che onore.
Che responsabilità.