Sulla strada balcanica dei profughi e dei migranti

Diario - 9 settembre 2015

Vi raccontiamo il viaggio di alcuni volontari di Operazione Colomba in Serbia e Macedonia sulla via dei profughi e dei migranti.
Mercoledì 9 settembre il gruppo si è spostato da Skopie, che pare un po' fuori dal percorso, a Llojane, che è l'ultimo villaggio macedone prima della Serbia.
Da alcuni articoli risultava che ci fossero dei migranti accampati nei pressi, in un bosco, in attesa di passare la frontiera.
Dopo aver raccolto alcune informazioni nel paese hanno constatato, anche dopo un giro nel bosco, che la frontiera era chiusa e presidiata da poliziotti serbi ben armati.

Il gruppo poi si è spostato alla stazione di Tabanoce, l'ultima al confine tra Macedonia e Serbia.
La stazione sembrava deserta ma dopo un primo sguardo hanno notato movimento sui binari.
Presso la stazione hanno incontrato A. e M. due volontarie dell'Associazione LEGIS che presidia la stazione 24 su 24, 7 giorni su 7, altre associazioni offrono cibo e viveri ai migranti che arrivano.
Da qualche giorno è presente anche Croce Rossa con parecchi tendoni.
A. e M. riferiscono che da Tabanovce i migranti percorrono a piedi circa 500 metri e attraversano il confine con la Serbia. Da lì devono camminare circa altri 3 Km, scorati dalla polizia, per raggiungere Miratovac dove li aspettano i pullman dell'UNHCR che poi li accompagnano fino a Prescevo dove c'è il campo per i richiedenti asilo.
Nel giro di un giorno circa hanno i documenti per arrivare in Ungheria. I migranti con questi documenti hanno 72 ore per lasciare il Paese e in questo arco di tempo possono accedere a cure mediche e usare i mezzi pubblici.
Sempre a detta dei due volontari di LEGIS nel sud della Macedonia non ci sono più i problemi che c'erano a fine agosto, i migranti passano facilmente il confine, vengono accolti in un campo in cui lavorano dei volontari dell'Associazione e in circa 15 minuti fanno i documenti per un asilo temporaneo di 72 ore che gli permette di attraversare agilmente tutta la Macedonia.
In Serbia le procedure per i documenti sono più lunghe: i migranti aspettano dalle 3 ore ad un giorno intero. Pare che le autorità serbe stiano valutando di far attraversare il Paese a tutti senza documenti in quanto la fase di registrazione e di rilascio dei permessi temporanei sta diventando poco gestibile. Pare inoltre che il confine con l'Ungheria non sia completamente chiuso. Il muro pare non sia così impenetrabile, è delimitato da una barriera di filo spinato che però viene by-passata dai migranti.
Ci dicono che la situazione sia così da mesi ma se ne parla solo adesso.
Bisognerà poi vedere cosa succederà a fine di settembre, quando il muro dovrebbe essere concluso e il flusso diminuire.
Alla stazione di Tabanoce le Colombe hanno incontrato una famiglia di Damasco (mamma, papà e figli), la madre si è ferita alla gamba durante il viaggio e sta affrontando il viaggio sulla sedia a rotelle. L'uomo con lei, suo marito, racconta che le hanno sparato e la loro bambina di tre anni era con loro.
Il loro viaggio è iniziato in Siria ed ha toccato Libano, Turchia e poi attraverso la Grecia, sono arrivati in Macedonia. La famiglia vorrebbe raggiungere la Germania dove c'è il fratello della donna.
La stazione di Tabanovce è sicuramente un punto di passaggio importante, nel periodo di permanenza sul posto, i volontari di Operazione Colomba hanno osservato l'arrivo di un autobus carico di una cinquantina di migranti che scendendo riescono a procedere in maniere ordinata, a prendere da mangiare e ad incamminarsi verso la Serbia.
Dopo questo gruppo è arrivato un treno con 11 carrozze proveniente da Gevgelja.
Un treno speciale che trasportava solo migranti e che non passa da Skopje.
Ci riferiscono che gli arrivi di treni come questo sono frequenti durante la giornata.
Nei giorni scorsi pare siano arrivate a Tabanovce circa 10mila persone al giorno ma nei prossimi giorni se ne aspettano circa 20-27mila.
Il flusso, a quanto pare, sta aumentando! Dal treno scendono circa 1200 persone: afghani, siriani, eritrei ed etiopi, iraqeni e pakistani. Tante donne, tanti bambini, alcuni anziani e tantissimi uomini. È un mare di persone, chi con valige, chi senza niente.
I migranti sembrano contenti di aver raggiunto un'altra tappa ma sfiniti dal viaggio.
Scesi dal treno salutano, sorridono, ascoltano le informazioni per il tragitto, fanno scorta di cibo e vivande. I volontari offrono anche latte e pannolini per i bambini. I migranti, visto l'abbassamento delle temperature, chiedono vestiti caldi che purtroppo non ci sono.
Più tardi, passato il flusso di persone proveniente dal treno, i volontari hanno raggiunto Miratovac in Serbia, prima località oltre confine.
Il gruppo ha potuto osservare il flusso dei migranti che arriva a piedi ai pullman e dove vengono accolti dai volontari dello Youth for Refugees.
Oltre ai pullman ufficiali, la strada è intasata anche di taxi “informali” guidati da persone del posto che, dietro compenso, accompagnano i migranti. La polizia non è molto presente, non scorta i migranti verso i pullman, solo qualche autovettura ferma lungo la strada presidia il territorio.
A Prescevo, parlando con la gente del posto, pare che non ci siano tensioni fra migranti e locali. Pare che i problemi maggiori siano a Vranje (poco più a nord) dove i migranti, che non sono stati registrati a Prescevo (dove c'è il primo campo serbo dei richiedenti asilo), vengono fermati dalla polizia.
Le persone in Serbia vengono convogliate al campo di Prescevo, dove vengono identificate e ricevono i documenti temporanei che servono a proseguire il viaggio senza intoppi. Molti però vengono intercettati da persone che li convincono a salire su mezzi a pagamento (autobus) per proseguire subito il viaggio.
Dopo aver scambiato qualche parola con dei siriani, che ci raccontano di essere una famiglia di 49 persone tutte lì insieme (20 nipoti, 9 donne e il resto uomini), ci chiedono informazioni perché lì non c'è nessuna Associazione che indica loro cosa fare e dove andare.
Non c'è alcun cartello che indica l'ingresso del campo.
Quando i volontari indicano e consigliano ai profughi siriani di sostare al campo per la registrazione, alcuni taxisti rumoreggiano perché queste informazioni hanno allontanato dei “clienti da spremere”.
In questo caso pare si tratti di piccoli speculatori ma che così facendo creano ancor più disagi ai migranti
La giornata delle Colombe si conclude tornando verso Skopie, sicuramente è stata una giornata carica di emozioni e rabbia.
Troppe sono le ingiustizie che hanno potuto vedere.
Ciò che, però, ridà speranza sono le persone incontrate: migranti felici di aver raggiunto un'altra tappa e volontari di diverse Associazioni che non li lasciano soli in questo viaggio.

Le prime foto: http://www.operazionecolomba.it/galleries/siria-libano/2015/2015.09.09-10-macedonia-e-serbia-sulla-via-dei-migranti-e-dei-profughi/