Libano/Siria
In Libano non si puo' stare e i siriani se ne vanno. Visto da qui, da queste tende di plastica e cartone il viaggio per l'Europa appare come un'avventura incredibile, l'inizio di una nuova vita.
Il viaggio inizia da Beirut, ci si ritrova di notte per andare in service fino a Tripoli.
Da qui inizia l'avventura per mare.
All'inizio c'erano 20, 25 passeggeri per viaggio, ma nelle ultime settimane, visto che il business funziona, si e' arrivati a 125 persone per tratta.
Il pericolo e' maggiore, ma gli scafisti prendono piu' soldi cosi'.
I siriani una volta in piu' sono trattati come merce su cui guadagnare, non come persone che stanno per rischiare la vita.
La prima tratta in nave, fino a Mersin, in Turchia dura venti ore.
Per arrivare fino in Svezia ci vogliono 5.300euro e 16 giorni.
Ahmed voleva partire, ma non aveva soldi, gli hanno offerto di guidare la barca.
Chi organizza il viaggio non sale a bordo, indica la rotta e da qualche indicazione sulla barca a chi, per non pagare il prezzo del biglietto, sara' il guidatore.
Ahmad ha rinunciato, non vuole la responsabilita' della vita di troppe persone.
Adesso dal suo cellulare ci tiene in contatto con tutta Europa: i suoi amici sono in Turchia, in Grecia in Serbia, in Germania e perfino in Svezia.
Raccontano di viaggi in barca e di isole greche dove si fermano per ore ad aspettare, intorno a una chiesa.
Poi di sentieri nel bosco in Serbia, c'e' chi si perde e torna mille volte al punto di partenza e chiama ridendo gli amici, pazienza, domani ci riusciro' a passare il confine.
Poi c'e' chi viaggia insieme a pecore e mucche, dorme tutta la notte svegliandosi in un altro Stato. Altri sono ancora in Siria e imprecano invidiando gli amici lontani, persi in Stati di cui non si ricordano il nome.
Qualcuno e' gia' arrivato al nord, in Germania e in Svezia e racconta di citta' ordinate e molto lavoro.
Nelle loro foto e nei loro racconti c'e' l'entusiasmo di scoprire un posto nuovo, di poter di nuovo lavorare e non avere paura dei checkpoint e dell'esercito.
Il razzismo che leggiamo nei giornali sembra un capriccio di fronte all'energia che spinge i siriani fuori da questo Stato dove non possono vivere, dove non possono dormire tranquilli, lontani dalle loro case distrutte e dai ricordi delle bombe.





