Libano/Siria
Dal 5 gennaio di quest'anno il governo libanese ha emesso nuove leggi per regolamentare la presenza del milione e mezzo di profughi siriani arrivati in quattro anni di guerra.
Le nuove leggi, con l'obbiettivo di rendere la presenza in libano sempre più disagevole e spingere i siriani a rientrare nel proprio Paese, chiedono il pagamento di 200 dollari ogni sei mesi per rinnovare il permesso di soggiorno e la dichiarazione di impegno a non lavorare, fatta sempre a pagamento presso un notaio: si riducono ulteriormente le possibilità per un profugo di vivere una vita che quantomeno si avvicini alla normalità.
Al momento, tra le persone con cui viviamo, oltre il 95 per cento non ha più alcun documento valido, eccetto il foglio dell'Unhcr, non riconosciuto però dal governo libanese, e vive nella paura di essere rispedito in Siria o arrestato (abbiamo notizia di una persona arrestata perché in possesso di documenti scaduti a Beirut e rispedita in Siria)
L'effetto che le nuove leggi stanno avendo non è quello di spingere le persone a tornare in Patria: la guerra, con l'obbligo di arruolarsi e il rischio della vita, unite al sapere di non avere più ne' casa ne' lavoro, non attirano nessuno; l'unico effetto è l'ulteriore riduzione della mobilità dei profughi: nel nostro campo tutti gli uomini adulti vivono come prigionieri ai domiciliari, raramente si allontanano dal perimetro del campo e così anche le prospettive di lavorare, seppure in nero e a giornata, si riducono drasticamente.
Alcuni di loro stanno iniziando a pensare a quali attività sia possibile avviare all'interno del campo, per avere un'occupazione giornaliera, che porti un po' di denaro in casa ma che non li esponga al pericolo dell'arresto. I campi diventano così piccole enclavi.
Vista la paura di essere fermati ai check point, se c'è bisogno di accompagnare i bambini all'ospedale o di muoversi per qualunque altra ragione, sono le donne a occuparsene.
Oppure si studia attentamente il percorso per evitare le strade in cui sono presenti i posti di blocco. In questi giorni è più volte apparso un nuovo posto di blocco all'imbocco di Tel Abbas.
Anche l'Onu sta adottando misure per facilitare gli spostamenti dei profughi; fino a poco tempo fa, per rinnovare i documenti dell'Unhcr era necessario presentarsi a Tripoli, adesso si cominciano a organizzare incontri a Qobaiat, geograficamente più vicina e collegata a Tel Abbas da una strada in cui non sono presenti check point. o addirittura l'Unhcr manda suoi rappresentanti di persona, dove si trovano i profughi, in caso di rinnovo tessere per il cibo (sta accadendo al campo di Tel Abbas in questi giorni).
I risvolti negativi non coinvolgono solo i profughi, ma anche tutti i siriani presenti in Libano già prima della guerra.
“Io vado in giro comunque, anche senza documenti” ci dice ridendo una persona del campo, “anche se spesso penso che sarebbe stato meglio morire una volta sola in guerra in Siria che morire ogni giorno, come succede a tutti noi qui”.
Indietro, in guerra, non si può tornare, in Libano non si può restare, il resto del mondo non li vuole.





