La paura li insegue

Libano/Siria

Ieri sera al campo il nostro vicino di tenda, il piccolo Adil di 3 anni, aveva la febbre a 40.
Vive con la mamma e il papa' in una tenda.
Il papa' da un mese non lavora praticamente mai.Quando e' andato a lavorare non e' stato pagato.
La mamma sta in casa con lui e il fratellino di 6 mesi.Ci chiedono aiuti con le medicine, cercano di capire come curare i loro figli senza indebitarsi.

Qui la sanita' e' tutta privata, non esiste nessun tipo di assistenza garantita.
Solo Le Nazioni Unite pagano il 75% delle spese mediche che rientrano in certi criteri.
Mentre siamo in tenda (già dentro il sacco a pelo) sentiamo delle grida, ci catapultiamo fuori e c'e' Fatmi, la mamma in lacrime e Radwan, il papa', che esce dalla tenda senza fiato.
Non lo abbiamo mai visto cosi', pallido.
Il bimbo ha le convulsioni. Sembra morto.
Ha gli occhi sbarrati all'indietro, e' rigido e non si muove.
Tutti gli zii e le zie e i vicini accorrono.
Non capiamo bene cosa cavolo stia succedendo.
E' chiara solo una cosa, serve un ospedale, un pronto soccorso.
“Chiamate il prete vi prego, chiamate il prete!”, ci chiedono se possiamo chiamare il nostro e ora anche loro amico prete ortodosso che ha un'auto.
E' la prima auto che gli viene in mente. L'unica disponibile.
Svegliamo il prete che sta dormendo. “Corri e' un emergenza”. Il prete arriva.
Carica il bimbo, il papa' e uno zio e corrono all'ospedale piu' vicino.
5 minuti di macchina. Senza la sua auto sarebbero dovuti andare in moto, l'unico mezzo a disposizione di qualche profugo piu' fortunato nel campo.
Con un bimbo con la febbre a 40 sarebbe stato terribile, di notte, con il vento forte di questi giorni.
Al pronto soccorso un dottore si para di fronte alla porte con le braccia aperte.
“Ehi fermi... potete garantire che qualcuno paghera' le spese?”.
Il bimbo si sta un po' riprendendo, ma sta malissimo e si vede. Il primo pensiero di fronte alla sua vita in bilico con la morte e'... se qualcuno potrà pagare per la visita medica.
La sua vita vale meno di quei soldi.
Il prete dice di si, che garantisce che qualcuno paga. Li fanno entrare. Lo visitano.
La febbre e' un po' scesa si sta riprendendo.
La prognosi e' che non puo' tornare a casa deve essere ricoverato in ospedale e monitorato tutta la notte.
Ma quell'ospedale e gli altri della zona non sono autorizzati ad accettare siriani.
Gli unici che possono accettarlo sono a circa un'ora di strada con i mezzi pubblici, che comunque a quest'ora non ci sono.
Tornano tutti al campo. Il prete si offre di accompagnarli in uno di questi ospedali disponibili.
Il piccolo intanto vomita. Lo cambiano.
Noi siamo in tenda con la mamma che e' svenuta dalla paura. Tutti sono terrorizzati.
Scappano dalla guerra e dalla violenza eppure la paura li insegue.
Due settimane fa e' morto un bimbo nella tenda a fianco, fulminato, ha toccato acqua a contatto con fili elettrici.
Proprio stamattina ci raccontavano che in un altro campo dell'area e' morto un bimbo di due anni che ha preso una medicina sbagliata.
Sono corsi in ospedale ma nonostante tutto il bimbo e' morto.
Ora la famiglia ha un debito con l'ospedale.
Non riesce a pagarlo e quindi gli hanno mandato la polizia in tenda, che non ha potuto far molto se non arrestare 4 persone del campo che non erano in regola con i documenti.
Ripartono per l'ospedale e sta volta con loro va anche la nonna, pronta a vegliare il nipote tutta la notte.
Aspettiamo notizie. Poi ci chiamano
“Stiamo tornando a casa”
“ Perche'? e' tutto risolto? Il bimbo sta bene?”
…No, il bimbo dovra' essere vegliato per essere sicuri che la febbre non salga di nuovo, semplicemente gli hanno detto che l'ospedale era pieno, “non c'era posto per loro” (Lc 2, 7).