La Tempesta

Libano/Siria

É arrivata la tempesta Zena. In un'altra situazione avrei solo alzato il riscaldamento e preso l'ombrello. In un campo profughi invece è una tragedia. Le tende sono state messe a dura prova dal vento che sbatteva la plastica tutto il giorno e tutta la notte. Il rumore faceva paura ai bimbi che non riuscivano a dormire, ma anche a noi e ai loro genitori.

 

Abbiano dormito con un occhio aperto temendo che il tetto volasse via. L'acqua si è infiltrata dalle fessure, dai buchi dei chiodi che fermano la plastica sulle assi di legno. Ha bagnato i tappeti su cui si dorme e le pareti. Fuori era tutto un pantano. Fango. La cosa peggiore è l'umido. Bagnarsi sotto la pioggia, correre in tenda al riparo e non riuscire ad asciugarsi perché la stufa non c'è oppure il diesel è poco e va razionato.
Di notte è tutto umido! Aspettiamo il sole per asciugarci un po' le ossa, ma sappiamo che la tempesta durerà almeno tre o quattro giorni. Il vento continua a strappare la plastica e non ci sono soluzioni immediate se non i sacchi dell'immondizia.
Passa una ONG e guarda le tende. É appena venuto a grandinare e c'è il ghiaccio per terra. Ci dicono "tutto sommato non è male qui, non sapete come sono messi sulle colline, lì si che c'è freddo". A noi sembra che faccia abbastanza freddo anche qui visto che alla mattina le pozzanghere sono ricoperte di ghiaccio! Non so quanti gradi ci siano, ma sia in tenda che in garage quando parliamo vediamo il vapore uscirci dalla bocca. In più, per rendere tutto più semplice, è saltata la luce in tutto il villaggio e siamo al buio da due giorni. Ci sono solo le candele da mettere nei vasetti vuoti di vetro o sui piatti ribaltati e le nostre torce che ci vengono chieste in prestito.
I profughi ci chiedono una mano per contattare le ONG, per chiamare le Nazioni Unite, e facciamo a turno coi telefoni per non scaricare le batterie.
Oggi un papà del nostro campo vuole portarci a vedere due famiglie che stanno un po' più a nord e un po più in alto, a Tlil. Dice che dobbiamo conoscerli e magari possiamo fare qualcosa. Sembra di fare lo "sfiga tour", come se la tempesta al campo non bastasse... prima ci porta da una donna con un tumore al seno in stadio avanzato che deve essere operata urgentemente ma non ha soldi per pagare l'operazione. Poi ci porta da Awad, un bimbo di sei mesi gravemente malato. Lo accudisce la nonna mentre la mamma è al lavoro. Lei ha solo vent'anni e fa fatica ad accettare questa maternità. Il padre non c'è, è in Siria, non si sa dove, probabilmente in qualche prigione. Non hanno diesel per la stufa da una settimana. Non sappiamo molto che fare. Torniamo al nostro campo che adesso non ci sembra poi così male dopo che abbiamo visto i garage di Tlil. Lì le porte dei garage sono tutte di vetro, quasi sempre rotto e tenuto insieme con lo scotch. Ci sono teli di plastica per tutelare la privacy... fa un freddo terribile. Qui stiamo quasi bene al confronto. Ci infiliamo in tenda raccontando agli altri cosa abbiamo visto. Poi torna il nostro vicino, il papà che ci ha accompagnato. Dice che hanno fatto una colletta per poter portare un po' di diesel ad Awad per il riscaldamento e ci chiedono se anche noi ci stiamo. Che impressione che il diesel arrivi lassù da un tenda bagnata di in un campo profughi con le pozzanghere ghiacciate invece che da altri posti caldi e protetti!
Andiamo con loro, compriamo due taniche da 5 litri e li portiamo lassù. Speriamo che arrivi il sole presto, che qualcuno porti teli nuovi per aggiustare le tende e che la dignità di queste persone, di tutte le persone, diventi la priorità nell'agenda del nostro mondo caldo e asciutto.

Agne