Libano/Siria
Ci sono cose che non voglio dimenticare mai. Che voglio portare sempre con me, sotto la pelle, sotto i vestiti da studentessa universitaria, dentro la quotidianità. Voglio ricordarmi sempre, in ogni momento cosa è importante, cosa ho visto in quegli occhi.
Voglio portarlo sempre con me nel profondo, in un posto vicino al cuore e alla pancia.
Quel cuore che si stringe e quella pancia che si attorciglia quando penso agli occhi verdi di Ata', alla forza che ci ho visto dentro, quando racconta di come è scappata dalle bombe, con suo marito, il suo bambino di due mesi, un tappeto da preghiera e nient'altro.
Mi porto dentro la determinazione di chi si ostina a voler sopravvivere e a farlo sorridendo, nonostante la guerra la fuga, un figlio in prigione e un cuore malato.
Porto i sorrisi e gli abbracci dei bambini della vedova, che dopo la bomba che ha distrutto la loro famiglia e li ha costretti a vivere in tenda hanno ancora voglia di giocare, di andare a scuola, di ridere e di condividere un piatto di felafel alla luce di una candela.
Non mi dimenticherò di Haya, che non vuole lasciarmi partire, di sua sorella Sidra, che da quando è tornata a scuola è di nuovo sorridente, e chi invece sta crescendo senza scuola e senza giochi.
Non voglio mai dimenticarmi dei racconti di chi è sceso in strada, perché era naturale, era giusto, e poi il sangue è sgorgato da solo senza che si avesse il tempo di chiedersi perché si era stati imprigionati e torturati. Perché abbiamo chiesto, disarmati, la libertà e ora viviamo in una tenda, abbiamo perso tutto, tranne i nostri terribili ricordi.
Non voglio dimenticare il calore di una serata di festa, canti, occhi lucidi e voci incerte. Di chi non si ricorda le parole, non si ricorda da quanto non canta.
Porto a casa la forza di tutte le donne che ho incontrato. La mia stessa età, stessa umanità, ma dietro le spalle la guerra, la fuga e i figli. Quei figli che testimoniano la forza di generare ancora vita per credere nel futuro, per avere una speranza, qualcuno per cui vivere, per cui tornare, per cui ricostruire, per cui crederci ancora.
Non voglio dimenticarmi che ho imparato che se mi comporto da essere umano permetto anche all'altro di essere umano. Che è una cosa semplice e potente.
Mi porto dentro il disgusto per cosa l'uomo può fare e la voglia di ricominciare con chi ha visto la guerra e sa che non è un'alternativa.





