I piccoli miracoli quotidiani nati dal nostro esserci

Libano/Siria

Viviamo nel Paese dei paradossi dove non e' semplice descrivere il conflitto, perché non ce n'è solo uno ma almeno due o tre stratificati: tra le varie religioni, tra le varie etnie, tra i vari interessi... A volte ci sono muri spessi e invalicabili che ogni tanto inspiegabilmente sembrano sciogliersi senza problemi. In un luogo in cui la paura e la sofferenza hanno creato un muro, noi abbiamo il privilegio di poter stare in ogni luogo di questo dolore, da un lato all'altro della barricata invisibile.

In questo stare abbiamo il privilegio di poter assistere a piccoli miracoli quotidiani.
Piccole cose che a raccontarle sembrano niente, ma che a viverle fanno sperare per davvero.

Un viceparroco ortodosso che si lascia interrogare ed entra nel campo (nonostante il parroco non voglia avere nulla a che fare con i musulmani e con noi che viviamo con loro) e che regala del cemento ad un papà che vive in una tenda perché possa costruire un piccolo portico per non infangare la tenda quando si entra, perché la tenda possa essere più dignitosa.

La visita al campo profughi di un poliziotto fuori servizio che non potrebbe nemmeno entraci (perché il campo è abusivo) e invece rimane ad ascoltare noi che raccontiamo le storie dei profughi e incomincia a dare un nome e un volto a quello che fino ad ora era solo un “problema”.

Lo stesso poliziotto che capisce che noi non accettiamo le armi e dice che la prossima volta che viene a trovarci lascerà la sua arma a casa anche se dovrebbe portarla sempre con se'... e che poi mantiene la parola.

I profughi che si sentono più sereni a dormire la notte perché sanno che se ci chiamano noi ci svegliamo e parleremo con i soldati e saremo al loro fianco.

Le Nazioni Unite che scelgono di usare il metodo nonviolento di Operazione Colomba per risolvere un conflitto tra siriani e libanesi per cui non hanno soluzioni.

Parlare di nonviolenza e di ascolto dell'altro con gente che ha perso tutto e che ha guardato in faccia la morte, che è stata tradita dal proprio Stato e dai propri “liberatori”.

Parlare di nonviolenza con un poliziotto libanese dentro i campi profughi.

Referenti di ONG che passano la serata in un campo profughi perché sono prima venuti a trovare noi poi si sono fermati ad ascoltare le persone.

Frati carmelitani che non capiscono del tutto la nostra scelta ma passano e si fermano in una zona musulmana a prevalenza siriana per prendere un te' in un garage.

6 sconosciuti arrivati dall'Italia accolti come fratelli da gente che ha perso tutto e ha molto poco.

I profughi che si raccontano e confidano in sei stranieri fino a poco tempo fa perfetti estranei.


A volte ci dicono che dobbiamo essere dei santi per fare una vita di privazioni come questa, stiamo vivendo in una tenda in un campo profughi. Ma io mi sentirei molto più “privata” se non avessi vissuto tutti questi piccoli miracoli quotidiani. La fatica c'è, come sempre, ma, in alcuni momenti in particolare, la sensazione e' quella di essere davvero davanti ad un altro mondo possibile e di farne parte.

 

Agne