Libano/Siria
Quarantadue morti, undici militari libanesi, otto civili, ventitre "jihadisti". Centinaia di feriti, 92 militari e oltre sessanta miliziani.
Centinaia di arresti. Questo e' il triste bilancio dei quattro giorni di scontri appena conclusi. Già il giorno successivo all'ultimo diario che avevo mandato, un ragazzo di 19 anni, soldato in servizio nell'esercito libanese, era stato ucciso in un agguato, a 20 km da Telabbas. Era vicino a casa sua, Qobayat.
Alcuni di noi hanno partecipato al funerale, dentro alla rabbia e al dolore della gente. Sono seguiti raid dell'esercito nei campi profughi siriani dei dintorni, con decine di arresti e molte persone picchiate. Abbiamo visitato anche loro, ascoltato la loro paura e la loro esasperazione. Anche qualche libanese e' stato arrestato.
La situazione e' degenerata soprattutto a partire da venerdi 24 ottobre, con scontri armati prolungati a Tripoli e dintorni. Molti ci hanno detto di avere avuto paura che si precipitasse in una nuova guerra civile.
Io e Agnese ci siamo trovati a passare da Tripoli in quei giorni. Appena scesi dal pulmino abbiamo sentito un'esplosione e ci siamo voltati. Due ragazzi, probabilmente abituati a situazioni simili, ci hanno tranquillamente detto: e' meglio se andate a destra, non a sinistra... Si sentivano raffiche di mitra e vedevamo colonne di fumo. Sono intervenuti anche gli elicotteri, ma si combatteva in città casa per casa. Il viaggio per aggirare le zone calde e tornare a casa a Telabbas e' stato più difficile del previsto. Altri pezzi di strada erano stati chiusi nel frattempo dall'esercito e l'autista ci ha portato attraverso improbabili strade sterrate sulle montagne.
Chi sono i "jihadisti" di Aakkar e di Tripoli? Da non-esperto dico probabilmente gente di Al Nusra (costola siriana di Al Qaida), spesso definiti "affiliati dello Stato Islamico". Qualcuno li chiama semplicemente terroristi, altri più indulgenti miliziani. Molto probabilmente hanno un legame con l'IS (sunnita) e con il conflitto sunnita-sciita interno al Libano. C'e' chi dice addirittura che queste azioni facciano parte di un piano dello Stato Islamico per avere accesso al mare Mediterraneo.
La nostra risposta a questa situazione e' stare con le persone, ascoltarle, proteggerle con la nostra presenza, supportare chi sceglie il dialogo e rifiuta la violenza, proporre vie alternative.
Al campo a Telabbas hanno più paura. Abbiamo sentito i droni dell'esercito libanese che scrutavano il territorio. Di notte si allarmano per ogni rumore. Stiamo costruendo una stanza-tenda come le loro, per essergli più vicini.
Continuiamo a stare con i libanesi per sostenerli, per permettere un dialogo con i siriani, perchè la paura non si porti via l'umanità.
In uno degli scontri a fuoco anche un soldato proveniente da Telabbas, un ragazzo che abita proprio vicino al campo, e' stato gravemente ferito ed e' tuttora in condizioni critiche. Il 70% dei soldati viene dalla povera regione di Aakkar, dove siamo noi, dove non c'e' lavoro. Abbiamo visitato la famiglia.
Il nostro amico "viceparroco" V. ha donato il sangue insieme ad Agnese per i bambini siriani di M. malati di talassemia.
Sheikh Abdu (un siriano che ha messo in piedi nel suo campo tra le altre cose una clinica e una scuola) ha fatto insieme alla sua gente una dichiarazione pubblica in cui prende le distanze dai miliziani ed esprime solidarietà ai libanesi. Noi abbiamo deciso di sostenerlo perche' questa sua scelta possa diffondersi ed avere visibilità. Ci ha proposto di andare a vivere da loro.
Le Nazioni Unite ci hanno chiesto un supporto perche' andiamo a stare in un campo da loro appena preparato, assaltato e parzialmente distrutto da sconosciuti ancor prima che arrivassero i profughi. Ci hanno chiesto una presenza di protezione e mediazione con i libanesi perche' i profughi possano stabilirvisi in sicurezza.
Il lavoro non manca...
Buonanotte da Telabbas
Corrado





