Libano/Siria![]()
E' difficile capire bene quello che sta succedendo in Siria.
Sicuramente non si può fare una semplice suddivisione fra esercito ribelle e regime.
Neanche forse fra Stato Islamico e tutti gli altri.
Le formazioni militari sono decine ed a volte le alleanze sono fluide.
La gente con cui parliamo ha perso fiducia in una soluzione militare del conflitto, anche se in passato e' stata sostenitrice di una parte.
Si sente abbandonata, schiacciata da giochi di denaro e potere che non la tengono in considerazione. "Sono tutti bugiardi" e' un ritornello.
Anche i sostenitori dell'esercito libero, a cui Obama ha promesso aiuti, non si fanno illusioni.
A B., la "matrona" del nostro campo, ho chiesto se era contenta dell'intervento americano.
Lei ha detto "cosa ce ne importa a noi? ci stanno forse aiutando a tornare a casa?".
Sembra che nessuno metta al centro i diritti umani, la sicurezza delle persone, la dignità di milioni di profughi.
Altre bombe, ora americane, con l'appoggio italiano.
Le opinioni dei nostri amici zingari sono divise.
Chi dice che con altre bombe non ci sarà più nessuna Siria in cui ritornare, chi dice che forse tornerà prima, e che tanto gli basta ricostruire una tenda.
Intanto l'UNHCR ha annunciato forti tagli negli aiuti.
Il governo libanese sta attuando politiche di pressione sui siriani per farli tornare in Siria.
Molti libanesi sono terrorizzati dal ricadere in una nuova guerra.
Le loro vecchie ferite fanno ancora molto male.
Quando parlano con noi della situazione dei profughi finiscono sempre per parlare della guerra civile libanese.
A volte chiedono a noi se ci sarà ancora guerra.
I profughi vorrebbero ricominciare a vivere.
Hanno paura a tornare in Siria, in Libano non li vogliono, il viaggio per l'Europa e' spesso solo via mare in mano a bande senza scrupoli.
Che opzioni hanno?
A Bebnine abbiamo aiutato M., la mamma dei due bimbi con la talassemia, a trovare il sangue per il più grande.
Non c'erano donatori e M, di sei anni, era già violaceo.
Lei ci ha ringraziato tantissimo, ha detto che non ci scorderà mai.
Abbiamo sognato insieme di andarla a trovare quando tornerà a casa.
La situazione al campo di Telabbas e' migliorata da quando abbiamo iniziato a starci.
Sembra che le pressioni siano calate.
Abu R., il responsabile, passando dal nostro garage ha letto queste 5 parole, scritte su un foglio appeso al portone: PAZIENZA, PERDONO, PRESENZA, PREGHIERA, POVERTA'.
Sono di Fr. Cristiane, monaco trappista martire in Algeria.
Sono i suoi pilastri della pace.
Oggi Abu R. le ha ripetute a uno sheikh, che ha esclamato: "Questa e' la nostra religione!".
Abu R. ha presentato la nostra associazione come quelli che provano a vivere queste cose.
Quelli che vivono insieme a loro, sullo stesso piano.
Buonanotte da Telabbas.
Corrado
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