Situazione attuale
Nel mese di settembre Aegean Boat Report ha riportato l’arrivo di 2.248 persone a bordo di 67 imbarcazioni e il respingimento verso la Turchia di 28 imbarcazioni con a bordo 806 persone sulle coste delle isole dell’Egeo. Tuttavia, questi dati non includono gli arrivi sulle isole di Creta e Gavdos (che si trovano infatti nel Mare Levantino) dove non sono presenti organizzazioni indipendenti che si occupino di monitorare regolarmente gli sbarchi e i respingimenti, rendendo così difficile reperire dati precisi su questi fenomeni. È però significativo riportare che secondo l’ultimo aggiornamento dell’UNHCR risalente al 28 settembre, le persone arrivate in Grecia via mare nel mese di settembre sarebbero in totale 3.795, mentre alcune testate giornalistiche riportano, rispettivamente nelle date del 15 e del 23 settembre, gli sbarchi di 800 e 145 persone a Creta e Gavdos. Sembrerebbe quindi che nonostante un iniziale declino negli arrivi dovuto alla sospensione del Diritto di asilo entrata in vigore a luglio scorso, la recente rotta su Creta continui ad essere utilizzata dalle persone in movimento. Al contempo, la protratta impreparazione della gestione dell’accoglienza inizia ad emergere anche dalle autorità preposte, come nel caso del comunicato in cui la Guardia Costiera di Chania denuncia le proprie condizioni lavorative nel centro di accoglienza temporaneo di Agia.
Il 3 settembre, il Parlamento greco ha approvato la controversa riforma dell’asilo, inizialmente proposta dall’esecutivo lo scorso maggio, che inasprisce ulteriormente le già presenti forme di criminalizzazione delle persone in movimento, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il fenomeno migratorio ponendo le persone di fronte ad una scelta obbligata tra la detenzione in Grecia e il rimpatrio “volontario” nel proprio Paese di origine.
La riforma infatti trasforma l’ingresso e il soggiorno irregolare sul territorio greco da un reato amministrativo ad un reato penale, punibile con la detenzione da 2 a 5 anni e una sanzione pecuniaria fino a 10.000 € per la prima infrazione.
Ai richiedenti asilo che vedono rifiutata la propria domanda sono consentiti solo 14 giorni per lasciare il Paese senza incorrere in sanzioni, mentre i tempi in cui è possibile fare richiesta di ricorso vengono ridotti drasticamente, in maniera da sveltire l’intera pratica in appena 7 giorni lavorativi.
La limitatezza dei tempi in cui le persone in movimento possono accedere ai rimedi giuridici esistenti, insieme ad una scarsa reperibilità di informazioni sui propri diritti, rischia di far sembrare l’esistenza di programmi per il rimpatrio volontario, nella fattispecie il programma “Assisted Voluntary Return and Reintegration of Migrants in situations of vulnerability” (AVRR) gestito dall’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (IOM), come l’unica opzione disponibile per evitare la detenzione.
Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie
Dal 5 al 7 settembre i/le volontari/e hanno accolto l’invito dell’organizzazione Siniparxi a partecipare al primo Festival della Pace di Mitilene, a Lesbo, portando la propria testimonianza sulle attività svolte ad Atene e sulle condizioni dei richiedenti asilo nei campi dell’Attica.
In quei giorni, i/le volontari/e hanno anche assistito ai concerti di Ghawgha e del coro ateniese Chorale Maranatha.
Ghawgha è una cantante afghana ora residente in Svezia che ha raggiunto l’Europa arrivando sull’isola greca di Chios e che grazie alla musica è riuscita a raccontare nella propria lingua, il farsi, la propria storia così come quella di altri che hanno percorso il suo stesso viaggio.
Nella Chorale Maranatha, invece, si è esibito anche M., contatto su Atene, ma che conosce bene anche Mitilene dai tempi del campo di Moria.
I/le volontari/e hanno anche fatto visita alla nuova palestra di Yoga and Sport with Refugees in occasione della sua inaugurazione e hanno scambiato aggiornamenti sui contesti delle isole e della terraferma con il team di CPT Aegean Migrant Solidarity (AMS).
Ad Atene, il piccolo H. ha avuto una nuova crisi respiratoria. La presenza in ospedale dei volontari/e, in coordinamento con il team di Refugee Support Aegean che segue la famiglia dal punto di vista legale e socio-assistenziale, ha aiutato a stemperare le tensioni tra i medici e la famiglia stessa.
Il 22 settembre, i/le volontari/e hanno accompagnato Su. e sua figlia a visitare Sa. nel centro di detenzione pre-rimpatrio (PRO.KE.KA) di Corinto. L’incontro è durato circa una decina di minuti, ma ha avuto un grande significato per Su. e sua figlia, che hanno avuto modo di vedere Sa. solo due volte in quattro mesi.
Ora possono prepararsi alla partenza per l’Iraq con il cuore più leggero.



