Agosto 2025

Situazione attuale

Nel mese di agosto, la ONG Aegean Boat Report ha segnalato l’arrivo sulle coste greche di 2.079 persone, su 71 imbarcazioni. I numeri sono inferiori rispetto a quelli registrati a luglio e, soprattutto, rispetto alle cifre dello scorso anno: nello stesso mese del 2024 gli arrivi erano stati 5.447. Sono state invece 2.632 le persone respinte verso le coste turche. Durante tutto il mese, la sospensione del diritto di asilo per le persone che arrivano in Grecia attraversando il Mediterraneo dal nord Africa è restata al centro del dibattito sulle migrazioni. Mentre il Governo ha continuato ad elogiare la nuova legge, che con ogni probabilità ha contribuito al netto calo degli arrivi, diverse organizzazioni hanno criticato la misura e hanno sollevato dei dubbi sulla legalità della norma. Nel concreto, tuttavia, non è cambiato nulla: le persone in movimento che partono dalla Libia e giungono a Creta e a Gavdos hanno continuato ad essere portate nei Pre-Removal Detention Center (i centri per rimpatrio) senza poter presentare la domanda di protezione internazionale. Fino ad ora, però, nessuna persona è stata rimpatriata.

Il 14 agosto la Corte Europea per i Diritti Umani ha bloccato la deportazione di 8 rifugiati provenienti dal Sudan e al momento detenuti nel centro di Amygdaleza. Oltre a contrastare in maniera crescente le migrazioni, il Governo greco sembra intenzionato a criminalizzare ulteriormente la solidarietà verso le persone in movimento. Il giornale greco Kathimerini ha spiegato che il Ministro della Migrazione e dell’Asilo Thanos Plevris vorrebbe imporre nuove regole per le ONG che sono riconosciute dallo Stato e lavorano all’interno dei campi profughi. Se le nuove norme dovessero essere approvate le organizzazioni non potrebbero promuovere delle politiche migratorie opposte a quelle del Governo, né contestare legalmente decisioni come la sospensione dell’asilo o le detenzioni amministrative. Infine, il mese è stato segnato anche da un nuovo naufragio. Il 18 agosto un’imbarcazione proveniente dalla Turchia è affondata al largo di Lesbo: 4 persone sono morte e 2 sono state salvate, ma non si conosce il numero di coloro che erano presenti sulla nave. Aegean Boat Report sostiene che il naufragio potrebbe essere stato causato da un pushback: è infatti stato denunciato da diverse organizzazione che la guardia costiera greca è solita respingere in acque turche le barche dirette verso le isole, senza curarsi delle condizioni delle imbarcazioni e di chi vi è sopra.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

Ad agosto i/le volontari/e hanno accolto per alcune settimane Ruben e hanno salutato Letizia, rimasta ad Atene per due mesi.

Nel corso del mese, buona parte del lavoro è stato dedicato al supporto di Sa., della moglie Su. e della loro figlia. Dopo aver passato due mesi in prigione, Sa. ha finito di scontare la propria pena. Non essendo però in possesso di documenti validi è stato trasferito prima in una stazione di polizia e poi in un centro per il rimpatrio, in quanto destinato all’espulsione dal Paese. Sa. ha quindi deciso di chiedere il rimpatrio volontario verso l’Iraq, Paese da cui proviene. Anche Su. e la figlia faranno lo stesso nelle prossime settimane, iniziando un processo che potrebbe richiedere mesi. I/le volontari/e hanno continuato a recarsi fuori dai campi, trovando un contesto decisamente cambiato. Se negli ultimi mesi il campo di Ritsona era vuoto e i contatti con i residenti erano scarsi, ora la struttura è invece piena di ragazzi sudanesi tendenzialmente molto giovani, che si fermano a chiacchierare, giocare a carte e bere il tè. A Malakasa la situazione è in continua evoluzione, ma al momento il campo sembra essere poco affollato. Ad Atene è stato condiviso un momento molto significativo con M., un uomo congolese passato per Moria - il campo di Lesbo bruciato nel 2020 - e ormai nella capitale da alcuni anni. M. si è trasferito da poco in un nuovo appartamento dove vivrà finalmente da solo ed è stato accompagnato a comprare un nuovo letto, così da iniziare ad arredare la propria casa. Nel corso del mese sono stati infine svolti due viaggi di monitoraggio. I/le volontari/e si sono recati in giornata a Lavrio, dove si trova un piccolo campo autogestito che ospita al momento 20 persone, tutte curde. L’autogestione fa sì che nel campo si respiri un’aria migliore, ma le criticità non mancano: il lavoro è poco e limitato alla stagione estiva e chi ha degli appuntamenti per l’ottenimento dei documenti deve spostarsi ad Atene o Salonicco, entrambe complicate da raggiungere. Il secondo monitoraggio si è svolto a Ioannina (nel nord-ovest della Grecia), dove i/le volontari/e sono andate due giorni per avere maggiori informazioni sulla gestione del fenomeno migratorio nella regione, parlare con le organizzazioni attive in zona e vedere i campi di Katsikas, Agia Eleni e Filippiada. Quello che è emerso è che l’area di Ioannina è periferica e perciò meno servita: le organizzazioni presenti sono poche e non sono specializzate in alcune questioni fondamentali, come il supporto legale e psicologico.