Agosto 2024

Situazione attuale

Ad agosto, nell’incertezza della prosecuzione dei tavoli di trattative per un cessate il fuoco, è proseguito l’assedio al popolo palestinese a Gaza.
Contemporaneamente in Cisgiordania è cresciuta la tensione e negli ultimi giorni del mese l’esercito israeliano ha lanciato un’offensiva contro città e campi profughi con il dichiarato obiettivo di sradicare qualsiasi forma di resistenza violenta. Quest’operazione (ancora in corso) ha mietuto decine di vittime in pochissimi giorni e le forze di occupazione hanno anche sistematicamente distrutto le infrastrutture pubbliche di tutti i luoghi dove sono passate (strade in primis).
La tensione è aumentata anche al confine con il Libano, con scambi di attacchi tra Hezbollah e l’IDF.
È peggiorata anche la situazione delle condizioni dei detenuti palestinesi. Più di novemila persone sono trattenute in condizioni disumane, molte sottoposte a costanti abusi fisici, psicologici e sessuali da parte dei loro carcerieri, abusi che spesso risultano in danni permanenti di ogni tipo. Si moltiplicano video e testimonianze di persone rilasciate che raccontano di come la vita carceraria sia peggiorata ancora rispetto alla già difficile situazione precedente. Molti di loro, oltre ad aver subito violenze di qualsiasi natura, sono anche stati lasciati frequentemente senza cibo e hanno perso molto peso durante il periodo di detenzione. Chi di loro ha bisogno di costanti cure mediche per motivi personali viene lasciato senza alcuna assistenza.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

Il mese di agosto ha visto una presenza continuativa di volontari e volontarie sul territorio di Masafer Yatta a copertura del villaggio di At-Tuwani e dell’area circostante. La situazione quotidiana è stata di costante tensione con attacchi dei coloni frequenti, furti di animali, minacce e soprusi da parte delle forze di occupazione.
Ad At-Tuwani la resistenza quotidiana si è realizzata con un presidio permanente della terra di una famiglia, che si trova ai piedi della colonia di Ma’on, che non può essere lavorata a causa di ordini dell’esercito e di minacce dei coloni. È fondamentale dimostrare infatti che non è una terra abbandonata pronta ad essere annessa alla colonia. Nonostante la presenza costante, quattro dei sei asini legati in giardino sono stati rubati e 28 alberi sono stati tagliati e danneggiati in un momento in cui le piante, private di acqua dai divieti di lavoro e provate dal clima caldo, erano già in grande difficoltà.


Nei villaggi circostanti la situazione non è migliore. La presenza dei coloni è costante e quotidiana: dai pastori coloni che pascolano su terre palestinesi per rivendicarne il possesso, a giovani coloni che girano a cavallo o in quad minacciando le comunità locali, fino ad episodi più gravi come quelli accaduto a Susya, al Bweib o Khirbeit Wadi a-Rakhim.
Il 24 agosto a Susya dei coloni hanno attaccato i residenti locali facendoli indietreggiare fino alle loro case e colpendoli con sassi e bastoni - diversi i feriti palestinesi soccorsi da un’ambulanza che, poco dopo essere uscita dal villaggio per rientrare, è stata fermata e perquisita dalla polizia. Nel villaggio di al Bweib, invece, il 25 agosto altri coloni hanno attaccato i residenti, rubando trattori e ferendo gravemente al volto uno di loro. In serata i trattori sono stati recuperati con evidenti danni.
Qualche giorno dopo, nello stesso villaggio, decine di metri di tetti di lamiera delle stalle degli animali sono stati rubati, una volta fallito il tentativo da parte dei coloni di rubare direttamente le greggi.
Infine, sempre negli ultimi giorni del mese, Shem Tov Luski, un colono conosciuto per la frequenza ed efferatezza dei suoi atti violenti, ha minacciato, insieme ad altri, i residenti di Khirbeit Wadi a-Rakhim. La loro colpa, a suo dire, era di essere troppo vicini alle sue mucche, che pascolavano su terra palestinese quasi dentro al villaggio stesso. Shem Tov, a volto coperto (ma comunque facilmente riconoscibile), ha apertamente fatto riferimento alla prigione di Sde Teiman, nota per gli stupri compiuti sui detenuti palestinesi, e affermando persino che è concesso stuprare in nome di dio (video, articolo).
Proseguono anche le demolizioni di edifici e strutture palestinesi. Il 5 agosto un pozzo privato è stato distrutto ad Al Jawwaya, mentre il 14 ben 5 case del villaggio di Umm Al Kheir sono state demolite lasciando altrettante famiglie senza un luogo dove stare. Alcune di queste erano poco più che tende ricostruite, dopo ulteriori demolizioni avvenute nei mesi precedenti.
Il 21 agosto invece i residenti del villaggio di Zanuta, quasi al confine con la c.d. green line, sono rientrati in ciò che rimane del villaggio, distrutto dai coloni dopo il suo abbandono a ottobre scorso a causa degli attacchi dai vicini avamposti. Gli abitanti di Zanuta sono tornati in seguito a una sentenza delle Corte israeliana, che conferma l’obbligo dell’esercito israeliano di difendere i residenti palestinesi dalla violenza dei coloni. La stessa sentenza tuttavia vieta di costruire nell’area, e quindi di ricostruire il villaggio dalle sue macerie. Al momento solo gli uomini sono rientrati per poter pascolare: vivono e dormono all’aperto e resistono alle provocazioni dei coloni che arrivano quotidianamente passando al centro del villaggio e spaventando con droni le greggi al pascolo.
La presenza internazionale, grazie anche a Operazione Colomba, è garantita costantemente.