Operazione Colomba – report mensile delle attività in Albania – novembre 2019

Situazione attuale
Nel mese di novembre fortunatamente non abbiamo riscontrato casi riconducibili al fenomeno della “vendetta di sangue”. Tuttavia a inizio mese ha avuto una grande risonanza nei media il servizio della trasmissione televisiva “Fiks fare” (omologa albanese dell’italiana “Striscia la notizia”) nel quale viene intervistato un uomo che sta per partire per la Germania in autobus per richiedere l’asilo per motivi di “vendetta di sangue”. Il passeggero proveniente da Lezha, non riconoscibile, sostiene di aver dovuto pagare cifre rilevanti alla Procura, ai giudici e a un’associazione che si occupa di riconciliazione per ottenere i documenti che attestano il suo status di vittima riconosciuta del fenomeno della vendetta.
Il giorno 26 novembre l’Albania è stata colpita da una terribile scossa sismica di magnitudo 6.4 della scala Richter, che ha causato 51 vittime e più di 750 feriti. Epicentro del sisma è stata la zona di Durazzo, e particolarmente colpita è stata la cittadina di Thumanë. L’Albania, poco attrezzata per affrontare un disastro naturale di tale portata, si è trovata in grave difficoltà. La solidarietà internazionale dei Paesi vicini – tra cui l’Italia, la Grecia e la Turchia, oltre a tutti i Paesi dell’area Balcanica – è intervenuta rapidamente, inviando mezzi e risorse umane ed economiche. Dal Kossovo sono giunte anche moltissime offerte di ospitalità per gli sfollati albanesi, in uno slancio di generosità per ricambiare l’ospitalità delle famiglie albanesi per i profughi kossovari durante la guerra del 1999.
Nelle ore successive al sisma, i volontari di Operazione Colomba sono stati in apprensione per le famiglie e gli amici che abitano nelle zone più colpite di Thumanë, Tirana e Durazzo. Fortunatamente, nonostante danni di varia entità alle abitazioni, tra le persone che abbiamo conosciuto non ci sono vittime. Tutti però sono rimasti molto spaventati e turbati dal terremoto e dalle successive scosse dello sciame sismico.
Il 28 e 29 novembre in Albania si festeggiano il giorno dell’Indipendenza e della Bandiera. Purtroppo quest’anno sono state festeggiate in sordina a causa del sisma che ha colpito il Paese.

Condivisione, lavoro e novità sui volontari
Nel mese di novembre sono state effettuate numerose visite domiciliari alle famiglie coinvolte nel fenomeno della “vendetta di sangue”, prevalentemente nella zona di Scutari. Si è trattato di visite di monitoraggio, in cui si è constatato che le condizioni di molte famiglie sono migliorate sotto diversi aspetti negli ultimi anni; i miglioramenti sono dovuti anche alla scelta di abbandonare i propositi di vendetta e di superare la situazione di stallo a cui li aveva costretti il perpetuarsi di questa piaga sociale.
La situazione più a rischio è stata riscontrata in una famiglia che ha subito un grave lutto l’anno scorso. Il fratello della vittima resiste insieme ai genitori al richiamo della vendetta, in un contesto dove la pressione sociale negativa spinge verso una soluzione non pacifica. Ci confida le sue difficoltà ma anche il suo desiderio di essere confortato e di smettere di subire pressione per vendicare la morte del fratello. La nostra presenza in questi casi offre lo spazio necessario a un giovane uomo per abbandonare il ruolo tradizionale imposto dalla società e poter condividere con qualcuno le sue preoccupazioni e le sue fragilità.
A novembre sono stati realizzati anche due accompagnamenti in carcere destinati alle mogli di due detenuti per omicidio per motivi legati alla “vendetta di sangue”.
Le attività di questi mesi sono state realizzate anche grazie al sostegno del Centro Missionario di Bergamo.

Rapporto con le istituzioni e lavoro di rete
Nel mese di novembre abbiamo incontrato a Tirana una ricercatrice della London School of Economics, interessata all’apertura di alcune linee di ricerca accademica, legate alla tutela delle vittime del fenomeno della “vendetta di sangue”. Inoltre, prosegue la collaborazione con la Prof.ssa Zenelaga, conosciuta in occasione del Side Event a Ginevra, che vorrebbe coinvolgere gli studenti universitari dei suoi corsi di Scienze Sociali in un progetto comune di monitoraggio dei media albanesi che si occupano del fenomeno della vendetta.