Situazione attuale e Attività volontari/e
L’ONG Aegean Boat Report riporta che nel mese di settembre sono arrivate in Grecia 770 persone in 34 imbarcazioni. 212 persone in 9 imbarcazioni sono state invece respinte illegalmente dalle acque greche nelle acque turche.
Questo importante lavoro di documentazione di ciò che accade ai confini dell'Europa (arrivi, persone in difficoltà, sparizioni, respingimenti e violazioni dei Diritti Umani) è messo a rischio dalla criminalizzazione messa in atto dalle autorità greche. Il fondatore dell’ONG, infatti, al momento è sotto processo e rischia fino a vent’anni di carcere con l’accusa di favoreggiamento dell'ingresso illegale e soggiorno illegale. Questo tipo di accuse hanno ripercussioni molto pesanti: creano un clima di timore nella società civile e trasmettono il messaggio che anche coloro che documentano gli abusi e difendono i Diritti dei rifugiati e dei migranti potrebbero essere perseguitati per il loro lavoro a tutela dei Diritti Umani. Inoltre anche solo il processo senza una condanna limita l’impegno sul campo di queste organizzazioni che sono costrette a utilizzare tempo e risorse per difendersi e non per portare avanti il loro prezioso lavoro.
Nel mese di settembre, a causa del numero esiguo di volontari/e, le visite ai campi sono state limitate e ci si è concentrato maggiormente sugli accompagnamenti ad Atene. I sorrisi e le parole delle persone che incontriamo ci ricordano sempre quanto siano importanti le visite ai campi.
“La nostra vita qui è fatta della stessa routine, dormiamo, si va a lavorare (se c’è lavoro), torniamo a casa, mangiamo e dormiamo. Non c’è nulla da fare in questo campo che sembra un carcere isolato dal mondo. Quando arriva il vostro messaggio che state arrivando siamo contenti... vi incontriamo, chiacchieriamo, giochiamo a domino, beviamo un caffè insieme, ci si illumina la giornata”.
Queste sono le parole di M., un ragazzo sudanese che conosciamo da un po’ e che vive nel campo di Ritsona.
Il suo sorriso si spegne quando con un filo di voce ci chiede se ad Atene ci sono organizzazioni che lo aiuteranno quando, ricevuti i documenti che sanciscono il suo Diritto d’asilo in Grecia, sarà cacciato dal campo e si ritroverà libero di muoversi ma senza nessun supporto. Non gli nascondiamo che tanti ragazzi come lui dormono per strada ad Atene, non a tutti infatti riesce di trovare un lavoro e un tetto sopra la testa. Con un “Inshallah” chiudiamo la questione mentre viene chiamato per una nuova partita a domino e gli torna il sorriso.
Ciò che possiamo fare noi, e che facciamo quotidianamente, è rimanere al fianco di queste persone e aiutarle nei momenti difficili a non mollare.
Così anche gli accompagnamenti che facciamo ad Atene, in ospedale, in qualche ufficio statale o dall’avvocato, posti che spesso anche noi non conosciamo, diventano un “dai non mollare” o un “dai ci proviamo insieme”. Perché alla fine anche noi siamo stranieri/e in questo Paese o forse non lo è nessuno e siamo tutte persone alla ricerca di qualcosa. E finché non la troviamo farlo insieme dà un senso a queste giornate.



