Situazione attuale e Attività volontari/e
Secondo il rapporto di Refugee Support Aegean (RSA) e le stesse ammissioni del Ministero per la migrazione e l'asilo, Creta è diventata la principale porta di accesso in Grecia con il 70% degli arrivi. Sull'isola le condizioni sono pessime e non risulta sia stato attuato alcun tentativo di implementare l'accoglienza.
Lo stesso rapporto cita dati della Guardia costiera ellenica, nei quali emerge che la maggior parte delle persone in movimento proviene dal Bangladesh, dal Sudan e dall'Egitto e tra loro è presente un consistente numero di minori. RSA riporta anche la testimonianza della Croce Rossa, che ha documentato segni di percosse, ustioni, ipotermie e disidratazione tra le persone giunte a Creta.
Sul fronte interno aumentano i livelli di xenofobia a Creta e nelle altre isole interessate dagli arrivi, con il conseguente trasferimento delle persone nella Grecia continentale. Ad Atene la situazione non è diversa: da maggio il Governo ha approvato decreti volti a limitare i finanziamenti e la capacità di azione delle ONG.
Di recente è emerso come alcuni avvocati greci stiano rifiutando un nuovo schema ministeriale che offre loro un bonus di 250€ per ogni richiedente asilo convinto a tornare volontariamente nel proprio Paese, dopo averlo informato in sessioni collettive delle pene per soggiorno irregolare. Gli avvocati contrari denunciano un conflitto di interessi che snatura il loro ruolo, trasformandoli da garanti dei Diritti in "gestori dei rimpatri".
Nella prima parte del mese i volontari/e, oltre a mantenere i contatti con le persone conosciute a Lesbos e ora trasferitesi ad Atene, si sono occupati dell'emergenza delle persone senza fissa dimora in città. Dal confronto con altre organizzazioni e dal lavoro diretto sul campo, anche con uscite serali, il quadro ateniese risulta molto complesso. In strada ci sono soprattutto giovani uomini sudanesi che hanno lasciato i campi per la situazione insostenibile o nella speranza di trovare lavoro, con conseguente perdita del posto nel campo e blocco delle procedure di riconoscimento dello status. Ci sono anche persone, uomini soli ma anche famiglie e donne con bambini, che hanno ricevuto l'asilo e sono state costrette a lasciare i campi senza il tempo per trovare un alloggio o un lavoro.
Mancando una risposta governativa adeguata e sufficienti strutture di accoglienza, le persone dormono in parchi e aree verdi dove spesso viene chiusa l'acqua e sgomberati materassi e giacigli. A ciò si aggiungono carenza di cibo e problemi igienici (pidocchi, scabbia).
I volontari/e hanno condiviso con le persone in movimento la fatica nel districarsi tra le procedure legali e amministrative per la regolarizzazione del proprio status in un sistema che risulta complesso e difficile da capire per chi parla un’altra lingua (non essendo sempre disponibile un interprete) e/o ha problemi di salute mentale. Le persone in strada si concentrano nei quartieri popolari, tra criticità come case chiuse e spaccio.
Mentre il resto di Atene viene gentrificato e pensato per i turisti, le fasce deboli della popolazione vengono costrette in questa zona della città, senza un aiuto ponte tra loro e le varie Associazioni, inasprendo episodi di razzismo da parte degli abitanti greci dei quartieri.
Sono continuate anche le visite ai campi di Ritsona, Oinofyta e Malakasa, dove le persone riportano condizioni di vita insostenibili per cibo e igiene. Si sono vissuti momenti di ascolto e condivisione attraverso il gioco, con adulti e bambini. A Ritsona i volontari/e hanno mantenuto i contatti con una famiglia già conosciuta, supportandola in diversi accompagnamenti, e hanno conosciuto un gruppo di giovani sudanesi, raccogliendo storie di fuga dalla guerra, passaggi dalla Libia e difficoltà con documenti e lavoro.
A Oinofyta e Malakasa è proseguito il supporto a donne e bambini di diverse comunità (sudanesi, eritree, afgane, curde), oltre che a giovani uomini per lo più sudanesi.
Il tema più forte del mese resta l'emergenza delle persone uscite dai campi che finiscono a dormire per strada: i volontari/e hanno partecipato ad un incontro con altre Associazioni per coordinare cibo e alloggi, fatto uscite serali nei parchi incontrando decine di giovani rimasti senza acqua dopo la chiusura delle fontane, e accompagnato diverse persone verso servizi medici, assistenza legale e orientamento al lavoro.
Non sono mancati momenti comunitari: cene e pranzi condivisi, partite a carte e domino davanti ai campi, giochi e momenti leggeri con i bambini.



