GRECIA / Maggio 2026

Situazione attuale e Attività volontari/e

Che si tratti di teoria o di pratica i Diritti delle persone in movimento, e delle organizzazioni a loro solidali, continuano inesorabilmente ad assottigliarsi.

Il 15 maggio gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno approvato una dichiarazione politica sulla migrazione con l’esplicito intento di diminuire le tutele nei confronti dei migranti, di cui gli stati nazionali avrebbero “l’innegabile Diritto sovrano di controllare l’ingresso e il soggiorno”. Tra i punti più controversi spicca un preoccupante allentamento della protezione contro la tortura e i trattamenti inumani e degradanti nei casi di rimpatrio verso Paesi ritenuti poco sicuri sotto questo aspetto.

Pochi giorni prima una motovedetta libica aveva aperto il fuoco sulla nave Sea-Watch 5 che si trovava in acque internazionali davanti alla Libia, dove aveva appena tratto in salvo 90 persone. I libici hanno anche minacciato l’abbordaggio se la nave non si fosse diretta verso Tripoli. Le autorità italiane hanno affermato che non è di loro competenza...

Secondo quanto riporta ABR, nel mese di maggio sono aumentate le intercettazioni di imbarcazioni da parte della Guardia Costiera turca, che ha impedito l’accesso in acque greche a 51 imbarcazioni con 1.168 persone a bordo. La stessa ONG segnala inoltre il respingimento illegale di 12 imbarcazioni che, dalle acque greche, sono state rimandate in quelle turche.

Il mese di maggio è stato per i volontari e le volontarie un mese denso di affiancamenti alle persone in movimento conosciute tra Atene e i campi per richiedenti asilo che ci sono fuori città. È stato dedicato molto tempo agli approfondimenti sanitari di A. e dei suoi figli, trattenuti in ospedale per accertamenti per quasi dieci giorni, e di S. e B. una coppia irachena che da tempo è seguita dai volontari/e e che ancora ha necessità di sostegno.

Durante una delle visite al campo di Oinofyta, i volontari/e hanno conosciuto N., donna eritrea incinta che è stata trasferita d’urgenza dal campo nell’isola di Samos alla terraferma, dove si trova completamente sola, essendo il marito rimasto sull’isola. Spaventata, sapeva di aver superato il termine della gravidanza e in mancanza di sostegno da parte dei medici del campo, i volontari/e hanno deciso di accompagnarla personalmente all’ospedale di Chalkida per accertamenti che hanno confermato la necessità di un intervento tempestivo. Il parto è stato infatti indotto il giorno stesso ed una bimba sana è nata il mattino seguente, con grande commozione di tutti/e.

Nel mese di maggio ci sono stati momenti di convivialità con le famiglie di sudanesi che, trasferite forzatamente dall’isola di Kos, si sono trovate ad Atene senza un tetto sulla testa, così da passare insieme alcuni momenti di spensieratezza, giochi e cibo per conoscersi meglio e vivere anche un po’ di leggerezza oltre le problematiche che ogni giorno si affrontano insieme.

L’emergenza abitativa ad Atene però continua, quasi quotidianamente arrivano dalle isole nuove persone che, al riconoscimento dello status di rifugiate, sono state cacciate dai campi. Una dinamica osservata anche sulla terraferma: in questo mese i volontari/e hanno passato molto tempo con A., un giovane siriano che da un momento all’altro è stato buttato fuori dal campo di Malakasa. A. porta nel corpo e nella testa i segni della guerra e delle torture subite in carcere dal regime di Bashar Al-Assad, avrebbe bisogno di operazioni chirurgiche per estrarre le schegge del razzo che lo ha colpito e di supporto psicologico. Cacciato dal campo ha contattato i volontari/e dicendo che stava dormendo fuori dalla stazione di Malakasa. Alcuni attivisti hanno trovato per lui un rifugio temporaneo ma ora è ancora per strada abbandonato a se stesso: il sistema di gestione dei campi non ha avuto pietà di una persona come lui non completamente autosufficiente.

Ma anche per chi ha “Diritto” a un posto nei campi basta poco per trovarsi per strada. I. è un ragazzo sudanese che si era assentato dal campo per un paio di giorni per cercare cure mediche ad Atene. Al suo rientro non è stato riammesso al campo e ha telefonato disperato in piena notte ai volontari/e. A nulla sono serviti i tentativi di intercedere con le guardie del campo, ha passato la notte fuori dai cancelli sotto la pioggia. Per fortuna la Capanna di Betlemme di Atene (struttura di accoglienza per senza fissa dimora della Comunità Papa Giovanni XXIII) gli ha dato rifugio per qualche notte fino alla riammissione al campo, ma il messaggio resta chiaro: “da qui è meglio se ve ne andate”.