Situazione attuale e Attività volontari/e
Il mese di aprile si è aperto con una doppia tragedia in mare. Il 1° aprile diciotto persone sono annegate al largo della costa di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia, dopo il naufragio del loro gommone diretto in Grecia. Nel frattempo, a largo dell’isola di Lampedusa, la guardia costiera italiana raggiungeva un barchino partito dalla Libia con a bordo 80 persone, da giorni alla deriva a causa della rottura del motore e delle pessime condizioni meteo. Tra i corpi semi congelati e tremanti per il freddo, c’erano 19 cadaveri, morti per ipotermia durante la traversata. Alla vigilia di Pasqua un’imbarcazione proveniente da Tajoura (Libia), si è ribaltata a causa delle condizioni meteo avverse. Il bilancio è terribile: solo 32 sopravvissuti, 71 dispersi e 2 corpi recuperati. Le acque libiche continueranno a restituire corpi per tutto il mese a testimonianza dei continui naufragi conseguenza del maltempo, della crudeltà dei trafficanti e della mancanza di un sistema europeo di ricerca e soccorso.
In Grecia gli arrivi via mare nel mese di aprile sono stati in linea con il mese precedente. Secondo quanto riporta ABR, sulle isole greche vicine al confine con la Turchia sono arrivate 485 persone a bordo di 18 imbarcazioni. 39 imbarcazioni con 783 persone a bordo sono state invece intercettate dalla Guardia Costiera turca che ne ha impedito l’accesso alle acque greche. Si segnala inoltre il respingimento illegale di 5 imbarcazioni che, dalle acque greche, sono state rimandate in quelle turche.
Secondo un’inchiesta della BBC lo Stato greco da anni userebbe «migranti mercenari» alle frontiere per respingere illegalmente altri richiedenti asilo. ll loro reclutamento avverrebbe su ordine dei funzionari della polizia ellenica e questi mercenari, che agiscono a volto coperto, si sarebbero macchiati di azioni brutali come pestaggi, attacchi con coltelli e aggressioni sessuali. I mercenari verrebbero ripagati con soldi e cellulari rubati alle persone respinte, o con i documenti utili a continuare il viaggio in Europa. L’inchiesta dell’emittente si basa su numerose testimonianze, anche video, e su documenti interni della stessa polizia greca. La regione dell’Evros, lungo il confine con la Turchia, continua ad essere un buco nero dell’Europa, dove il rispetto del Diritto internazionale viene sistematicamente sospeso.
Nel mese di aprile i volontari/e sono stati impegnati, oltre che nelle consuete visite ai campi per richiedenti asilo nella regione dell’Attica, al supporto di famiglie di rifugiati che si trovano a dormire per strada ad Atene. Il fenomeno, già presente in Grecia, in questo mese è però cresciuto in maniera esponenziale: all’ottenimento dello status di rifugiato queste persone sono improvvisamente cacciate dai campi presenti sulle isole greche, trasferiti ad Atene e lasciati al loro destino. Tra loro diverse donne e bambini che, nonostante la loro vulnerabilità, si sono ritrovati in strada, con il Diritto a restare ma senza gli strumenti per farlo, diventando così senzatetto, completamente abbandonati a loro stessi. Per tutto il mese è stato quindi intenso il lavoro di networking con altre Associazioni presenti sul territorio per garantire prima di tutto a queste persone un rifugio sicuro e poi accompagnarle nell’accesso ai percorsi istituzionali di supporto. I numeri però sono importanti e tante volte sembra non ci sia soluzione
I volontari/e hanno seguito in prima persona il caso della famiglia di M., donna sudanese con 5 figli al seguito. Quando li abbiamo incontrati venivano da diverse notti passate all’interno di un parco pubblico ed erano sconvolti. Grazie alle collaborazioni di cui sopra, è stata trovata una sistemazione provvisoria in hotel ed è stato effettuato un graduale inserimento della famiglia ai servizi disponibili di reperimento cibo, vestiti, inserimento scolastico e tutela minori. Il più grande scoglio si è rivelato la ricerca di una casa, per la famiglia di M. e per tutte le altre famiglie che sono state cacciate dalle isole e mandate nella capitale. Tutti i dormitori e le strutture che danno rifugio a mamme con bambini risultano occupati e, anche in presenza di benefattori che possono pagare temporaneamente un affitto, trovare un padrone di casa che affitti a dei rifugiati è risultato quasi impossibile.
Ogni giorno arrivano nuove persone e tutto pesa sulle spalle delle organizzazioni della società civile che stanno esaurendo idee e risorse: ci si chiede quale e quando arriverà il punto di rottura. Per ora si sa solo chi ne sta pagando il prezzo il più alto, queste donne, sole o con figli, costrette a vivere per strada e terrorizzate dal pensiero di come arrivare incolumi al giorno seguente.



