Diario di Francesca - 2
Un laboratorio di pittura è diventato una tela su cui tessere relazioni e fiducia.
Un’occasione,
Tempo da condividere,
Una piccola finestra di respiro in un quotidiano zuppo di problemi da risolvere.
Safiya ha 24 anni, la sua bimba Nawal, 4.
Passiamo a prenderle dove vivono, le accompagniamo dove si terrà il laboratorio ed entriamo insieme in una grande sala decorata.
Entrambe timide, non sanno bene dove mettersi e cosa fare.
Nawal mi stringe la mano.
Ci togliamo le scarpe, mi siedo a terra con loro e iniziamo a scrivere i nostri nomi sul retro delle tele ancora bianche.
Dopo poco arrivano anche Munay ed i suoi 3 bimbi, l’altra famiglia di sudanesi che stiamo seguendo da tempo e che, ricevuto l’asilo, si è trovata abbandonata dal sistema, improvvisamente senza alloggio, pur con bimbi molto piccoli, costretta a vivere anche in strada, in un parco, dove capitava.
Oggi, per qualche ora, mentre nell’ufficio accanto continua la ricerca di una casa per tutti loro, proviamo semplice ad esserci, a stare insieme, a viverci un po’.
Ci sono tempere sparse, pennelli, mani esitanti, bambini velocissimi nello scegliere.
Ci sono disegni definiti, malinconie di casa e sogni.
Ci sono piccole risate, imbarazzi, vociare di sottofondo e macchie di vernice sui vestiti.
E, alla fine del pomeriggio, ci sono le nostre tele, piene a volte di accostamenti improbabili, sovrapposizioni di colori forti e altri quasi invisibili.
“Usiamo tutti i colori. Nessuno è sbagliato”.
Convivere non assomiglia forse più a questo che all’idea di uniformarsi?
Lasciare spazio ai colori degli altri senza chiedere che diventino uguali ai nostri




