“Di quei violini suonati dal vento
l'ultimo bacio mia dolce bambina
brucia sul viso come gocce di limone
l'eroico coraggio di un feroce addio.”
L’ultimo bacio – Carmen Consoli
Hussein non c’è più.
Si è spento dopo mesi in ospedale, tra un ricovero in terapia intensiva e l’altro.
Aveva una malattia rara. Incurabile. La diagnosi era stato un verdetto impietoso.
La famiglia, mamma, papà e una sorella meravigliosa dall’occhio furbo e il sorriso contagioso, era in Grecia da 8 anni. 8 anni di richieste d’asilo, di dinieghi, di vita nei campi, di paura, di Diritti violati. La mamma aveva subito un aborto, per giorni aveva sanguinato senza che nessun medico l’aiutasse.
Poi a febbraio 2024 era nato Hussein. Hussein, nome che significa “bello” in arabo. Ed Hussein era proprio bello con quegli occhioni neri. Ma in quel viso si nascondeva anche la sofferenza, la fatica, la tosse, le dermatiti, le crisi epilettiche.
Negli ultimi mesi la famiglia era sempre più provata dalla vita tra ospedale e campo, dalla frustrazione di vedere una creatura così piccola stare male e non poter fare niente.
Noi facevamo avanti e indietro dall’ospedale con loro, a volte giocavamo un po’ con la sorellina, a volte portavamo la mamma a bere un caffè, a volte semplicemente ci sedevamo accanto a queste persone, mano nella mano, cercando di alleggerire un po’ di quella sofferenza.
Hussein non c’è più.
Se n’è andato in un venerdì mattina d’autunno.
È stato lavato, profumato, preparato per l’ultimo saluto, l’ultimo bacio, che brucia sul viso come gocce di limone.
Il giorno dopo la sepoltura nel cimitero di Chalkida abbiamo cenato con la famiglia.
L’assenza di Hussein si sentiva, ma è stata una cena piacevole, la mamma e il papà hanno riso, si percepiva il bisogno di leggerezza.
Hussein non c’è più, abbiamo scritto a chi lo ha incontrato in questi 20 mesi, a chi ha asciugato le lacrime di questa mamma, a chi ha ascoltato la frustrazione urlata di questo papà.
Abbiamo ricevuto abbracci, che abbiamo raccolto e dato alla famiglia attraverso un abbraccio grande, che unisce tutte le Colombe passate da Atene negli ultimi 20 mesi.
Abbiamo salutato Hussein, con l’eroico coraggio di un feroce addio.
Ma continueremo a stare qui, accanto a questa famiglia mutilata di un grande affetto, accanto a tutti gli Hussein e alle loro famiglie, per gridare al mondo che Hussein è un bambino con una storia, una mamma, un papà e una sorella.
Per gridare al mondo che Hussein c’è.
Nadia




