Jamil è un amico che abbiamo conosciuto diversi mesi fa.
Ha molte fragilità, che lo portano a non essere sempre lucido.
Lui non racconta troppo della sua storia, ma le cicatrici sulle sue braccia parlano per lui e raccontano il suo dolore.
Sappiamo che ha quasi 30 anni, che è andato via da Aleppo 10 anni fa e che, anche se spesso risulta rude e scontroso, dimostra un grandissimo bisogno di qualcuno che gli stia accanto e che gli voglia bene.
Per mesi lo abbiamo sostenuto, accompagnato alla Capanna di Betlemme per fare una doccia e stare un po’ in compagnia, e lui ci voleva bene e stava imparando a fidarsi di noi.
Jamil è siriano, in Grecia ha ottenuto la protezione internazionale ma ha solo le copie dei documenti, gli originali gli sono stati rubati un giorno ad Atene.
Dopo il furto dei documenti ha vissuto in una casa abbandonata vicino al campo di Ritsona, lì si sentiva meno vulnerabile e le persone che vivono al campo lo aiutavano: gli davano un po’ di cibo, acqua, qualche sigaretta.
A inizio giugno non lo abbiamo più visto.
Al campo ci hanno detto che qualcuno ha visto la polizia arrestarlo.
Aveva qualche precedente: una volta lo avevano trovato con un coltello; una volta è stato coinvolto in una zuffa con le guardie del campo; una volta l’hanno arrestato mentre provava a scavalcare la recinzione per rientrare nel campo dove, in quanto titolare di protezione, non poteva più stare.
Dopo qualche settimana in cui abbiamo contattato diverse stazioni di polizia per chiedere se avessero notizie, sempre più preoccupati per l’assenza prolungata di Jamil, abbiamo presentato una denuncia di scomparsa, ma anche in quell’occasione non abbiamo ottenuto risposta.
Insieme a Echolibrary, un’altra organizzazione che supporta le persone in movimento, abbiamo ingaggiato un’avvocata che ha cercato Jamil nelle stazioni di polizia e nei centri per i rimpatri.
Ma niente, Jamil sembra totalmente svanito nel nulla.
Dov’è Jamil?
I pensieri si rincorrono: potrebbe essere stato rimpatriato in Siria, potrebbe essere stato fatto sparire, potrebbe essersene andato volontariamente, potrebbe essere in un obitorio.
Dove sei, Jamil?
Non lo sappiamo, ma una cosa è certa: non sei e non sarai mai dimenticato.
Continueremo a cercarti, a pensarti, a volerti bene.




